Sette denunce e una presunta truffa da oltre 210mila euro sono al centro di un’indagine coordinata dalla Procura di Palermo che coinvolge una suora di 88 anni e la sua collaboratrice. Le due donne sono accusate di truffa aggravata e, secondo gli inquirenti, avrebbero approfittato della vulnerabilità psicologica di alcuni fedeli per ottenere somme di denaro. L’inchiesta ipotizza che le indagate abbiano fatto leva su convinzioni religiose e timori personali, inducendo alcune persone a effettuare versamenti nel corso degli anni.
Le accuse e le indagini della Procura
Secondo la ricostruzione degli investigatori, i presunti episodi si sarebbero verificati tra il 2010 e il 2024 nei territori di Palermo, Carini e Torretta. Le persone che hanno presentato denuncia sono sette e avrebbero complessivamente versato circa 210mila euro, di cui 177mila in contanti.
L’accusa sostiene che le due donne avessero convinto alcuni fedeli di poter contare su un rapporto privilegiato con il divino. In particolare, gli inquirenti ritengono che la paura di possibili conseguenze spirituali, compreso il timore della dannazione eterna, sia stata utilizzata come strumento di pressione per ottenere denaro.
Chi è la suora
La suora è la fondatrice dell’istituto religioso delle Sorelle missionarie della misericordia di Carini. Nel corso della sua attività religiosa e sociale si è dedicata all’assistenza di giovani madri, ex detenuti e persone in condizioni di fragilità.
Per la Procura, la religiosa avrebbe avuto un ruolo centrale nella presunta organizzazione delle truffe, mentre la collaboratrice avrebbe svolto funzioni operative nell’esecuzione delle richieste rivolte ai fedeli.
La posizione della difesa
Le accuse vengono però respinte dalla difesa. L’avvocato che assiste la suora, contesta la ricostruzione degli inquirenti e sottolinea il lungo impegno della religiosa a favore delle persone in difficoltà.
“Francamente non si comprende perché mai una suora che ha donato tutta la sua vita e tutti i suoi averi, compreso il luogo della missione, che valgono molto di più, debba appropriarsi di 200mila euro. La Curia si è attivata per prima per chiudere la missione. Non si sfrattano le famiglie, perché sfrattare la missione? Dimostreremo che potrebbe esserci stata superficialità contabile, ma certamente nessun raggiro”.
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