Crema (Cremona), 14 luglio 2026 – “Gli hanno teso un agguato e l’hanno ucciso”. Ricorda così Mohamed Bahloul quello che è accaduto a suo fratello, Youssef Rama Adbelaziz, accoltellato sabato poco dopo le 23 nei pressi del parcheggio del supermercato Conad, in viale Repubblica. “Mio fratello avrebbe dovuto cominciare a lavorare questa mattina – racconta – e sabato sera era uscito con amici. Era in un bar vicino alla Posta quando è entrato il senegalese (Mdiaye Papa Mamadou, ndr) e ha cominciato a discutere e anche a mettergli le mani addosso”.
Per quale motivo?
“Non lo so. So che il senegalese è stato mandato via dal locale. Mio fratello mi ha chiamato e mi ha riferito quel che era successo. Gli ho detto dio venire subito a casa”.
E lui lo ha fatto?
“Sì, dopo un po’, intorno alle 23, è arrivato. Gli ho parlato e gli ho detto di andare a dormire, ma lui mi ha detto che prima voleva andare a fare una passeggiata. Poi sarebbe rientrato”.
Era da solo?
“Sì, io ero davanti a casa, in viale Repubblica e lui si è incamminato verso il supermercato. Quando è sparito dalla mia vista, ho sentito delle grida e visto tre persone che hanno circondato Youssef”.
Lei che cosa ha fatto?
“L’ho sentito gridare e sono corso subito da lui. E con me è arrivata anche altra gente”.
Che cosa ha visto?
“Mio fratello era a terra e perdeva molto sangue. Ha cercato di fermare l’emorragia”.
Le ha detto qualcosa?
“No non mi ha parlato”.
Ha informato i suoi genitori?
“Sì, ho chiamato in Egitto. Mia mamma quando lo ha saputo, ha avuto un malore ed è caduta a terra”.
Arriveranno a Crema?
“No. Attendiamo che il magistrato ci restituisca il corpo di mio fratello e poi lo manderemo in Egitto, dove sarà sepolto”.
Chi sono i fermati
Intanto le indagini proseguono. Per l’assassinio di Youssef sono state fermate tre persone. Sono Ndiaye Papa Mamadou, senegalese, la persona che ha litigato con Youssef dentro al bar e che poi gli avrebbe sferrato le coltellate, uccidendolo. È difeso dall’avvocato Corrado Locatelli; Hohksa Bairon, nato ad Empoli e difeso dall’avvocato Alessandro Porchera; Elhaddad Ahmed Mamadu Moustafa Moustafa Ali, nato a Crema da genitori egiziani e difeso dall’avvocata Elena Scotuzzi.
I tre (che hanno tra i 23 e i 25 anni) sono stati ascoltati dal Pm Alessio Dinoi, presente la sera di sabato sul luogo del delitto. Il magistrato quando i tre sono stati fermati, domenica pomeriggio, è andato in caserma a Crema per rivolgere loro alcune domande, ma nessuno dei tre ha risposto. Nelle prossime ore è atteso l’interrogatorio di garanzia, che sarà sostenuto dal gip Francesco Sora.
Il coltello ritrovato
Inoltre domani dovrebbe essere eseguita l’autopsia sul cadavere. Intanto, sempre domenica, i carabinieri hanno rintracciato quella che verosimilmente potrebbe essere l’arma del delitto, un grosso coltello trovato nell’Adda, tra Spino d’Adda e Zelo Buon Persico.
Il coltello è stato rintracciato dopo che i tre sono stati fermati. I carabinieri, guardando dall’alto, hanno visto qualcosa nel corso d’acqua e hanno avvertito i vigili del fuoco di Crema e Lodi e i sommozzatori dei vigili del fuoco di Milano. Il coltello è stato subito recuperato, era dentro il suo fodero ed è stato portato in laboratorio per la ricerca del Dna e vedere se è l’arma del delitto.