Lo scrittore basco e la finalissima dei Mondiali. “L’ospitalità porta in alto la Spagna”

New York, 18 luglio 2026 – Non è solo calcio. Spagna-Argentina, domani a New York, è una finale inedita che mette in palio il titolo mondiale dentro un caleidoscopio di cultura e storia, con un’affinità spirituale tra le due nazioni sancita da un legame di secoli. Pochi, come lo scrittore e saggista basco Fernando Aramburu – a novembre uscirà il suo nuovo romanzo, ‘Maite’ (Guanda) – sanno scrutare le pieghe emotive di un popolo, tra tensioni e ambizioni.

Nel suo capolavoro ‘Patria’ lei scandaglia in una prospettiva familiare i contrasti e le ferite di decenni legati alla questione basca. Ma la Spagna è unita più che mai su un campo di calcio. E domani può vincere il suo secondo mondiale. Come vive, da basco, l’attesa?

“Affronto questo momento con tale serenità da non considerarlo nemmeno un’attesa. Guarderò la partita senza audio, come è mia abitudine, leggendo un libro e alzando lo sguardo verso lo schermo di tanto in tanto”.

Lei è di San Sebastian e tifa la Real Sociedad. Oyarzabal, giocatore che da undici stagioni gioca per questo club, è davvero l’eroe della Roja? Anche Unai Simon dell’Athletic Bilbao sta trascinando la nazionale, i nuovi idoli non arrivano più da Real e Barcellona.

“L’apporto di Oyarzabal alla nazionale è prezioso. È un giocatore disciplinato. Il suo stile di gioco non è appariscente, ma efficace. Possiede un ottimo sinistro e un grande senso del tempo. È un rigorista affidabile. I grandi club spagnoli – ovvero quelli più ricchi – sono pieni di giocatori stranieri. Il Real Madrid rappresenta un caso limite: conta giocatori che rappresentano diverse nazionali, eppure nessuno nella selezione spagnola. Di conseguenza, non resta che cercare giocatori spagnoli in altri club”.

epa12793695 Basque writer Fernando Aramburu poses for photographers while presenting his new novel Maite in Madrid, Spain, 04 March 2026. EPA/CHEMA MOYA

La Spagna, come nazione, è un laboratorio riconosciuto e permanente di integrazione. E questo si riflette anche sul campo di calcio. È un processo naturale o ci sono difficoltà?

“La Spagna è stata sottomessa per tanti anni a una dittatura. Con la democrazia, il Paese ha aperto tutte le sue porte, sia fisiche che mentali, per interagire con il mondo e accogliere i nuovi arrivati. Fortunatamente, abbiamo una forte cultura dell’ospitalità”.

L’Argentina dista un intero oceano dalla vostra terra. Qual è il sentimento di uno spagnolo per un Paese così lontano, eppure intimamente e storicamente legato? C’è un aspetto che racconta questa connessione, o sono maggiori i contrasti col popolo argentino?

“L’Argentina è un Paese fratello. Lo si nota anche nelle controversie e nei disaccordi, che sono caratterizzati da un inconfondibile tono familiare. Per questo è bello affrontarli in finale e non prima”.

Lei vive in Germania da tanto. Dove vedrà la partita e con quali aspettative?

“In realtà domani sarò in viaggio in Spagna. Guarderò la partita da solo in una camera d’hotel. Spero che vinca la Spagna, ma se c’è una squadra a cui farei volentieri i complimenti, è l’Argentina”.

Che impressione ha di questo Mondiale? Ha vinto lo sport o solo lo spettacolo?

“Non mi piace che ci siano così tante squadre, e alcune decisioni arbitrali mi hanno fatto dubitare del risultato. Ciononostante, è un evento sportivo di livello mondiale davvero eccezionale”.

Chi vincerà domani?

“Dopo averci pensato a lungo, credo che se l’Argentina non vince, vincerà la Spagna, o viceversa”.