Dal 13 luglio 2026 sono entrati in vigore nuovi limiti per la sicurezza dell’acqua potabile, introdotti attraverso il recepimento della direttiva europea sull’acqua destinata al consumo umano. Le nuove norme riguardano soprattutto gli “inquinanti eterni” come i PFAS, i materiali a contatto con l’acqua e le aree da cui viene prelevata la risorsa idrica.
Il cambiamento non significa però che in passato l’acqua del rubinetto non fosse sicura. A chiarirlo è il tecnologo alimentare Giorgio Donegani, secondo cui si tratta soprattutto di un’evoluzione dell’approccio: non si controlla più soltanto il risultato finale, ma l’intero percorso dell’acqua, dalla sorgente fino al rubinetto delle abitazioni.
I controlli effettuati negli anni hanno già garantito elevati livelli di sicurezza, con verifiche su numerosi parametri microbiologici e chimici. I nuovi limiti puntano però a prevenire i rischi prima che possano manifestarsi, considerando anche i cambiamenti ambientali e la comparsa di nuovi contaminanti.
Controlli dalla sorgente alla rete di distribuzione
La principale novità delle nuove regole riguarda proprio la prevenzione. Il monitoraggio non partirà più soltanto dagli acquedotti, ma interesserà tutta la filiera dell’acqua. Saranno quindi analizzate le condizioni delle sorgenti, delle aree di captazione e dei sistemi di distribuzione.
Gli esperti sottolineano che la qualità dell’acqua dipende anche dall’ambiente circostante. Eventi atmosferici estremi, come forti temporali e alluvioni, possono infatti modificare il territorio e trasportare sostanze contaminanti nelle zone da cui viene prelevata l’acqua. Anche la presenza di nuove industrie o insediamenti vicino alle fonti idriche dovrà essere valutata con maggiore attenzione.
Un altro elemento riguarda i materiali utilizzati negli impianti, dalle tubature ai sistemi di filtrazione. Entro il 2036 sarà previsto l’utilizzo esclusivo di materiali certificati e conformi agli standard di sicurezza europei. Un periodo di transizione considerato necessario proprio perché l’obiettivo è prevenire eventuali problemi futuri e non intervenire soltanto in caso di emergenza.
PFAS sotto controllo, ma restano alcune incognite
Tra le sostanze maggiormente osservate ci sono i PFAS, conosciuti come “inquinanti eterni” per la loro capacità di persistere nell’ambiente e accumularsi nel tempo. Questi composti sono stati utilizzati in numerosi settori industriali, ma la loro presenza nelle acque ha sollevato preoccupazioni per i possibili effetti sulla salute dopo esposizioni prolungate.
Le nuove norme rafforzano i controlli su queste sostanze, anche se le analisi per individuarle sono particolarmente complesse e costose. L’obiettivo è ridurre ulteriormente il rischio di contaminazione e mantenere livelli di sicurezza molto elevati per la popolazione.
Resta però ancora aperta la questione delle microplastiche e delle nanoplastiche. Nel nuovo decreto non sono stati introdotti limiti specifici per questi materiali, nonostante la loro crescente presenza nell’ambiente e nelle risorse idriche. Al momento, infatti, non esistono ancora parametri normativi condivisi a livello generale.
Il nuovo sistema rappresenta quindi un cambio di prospettiva nella gestione dell’acqua potabile: più controlli, maggiore prevenzione e attenzione a contaminanti emergenti per tutelare una risorsa sempre più preziosa.
L’articolo Acqua del rubinetto, nuovi controlli dal 2026: cosa cambia con i limiti su PFAS e contaminanti proviene da Blitz quotidiano.