Roma, 29 luglio 2026 – Il mondo del calcio è in subbuglio dopo la notizia che la Fifa è intenzionata a creare una nuova società che gestirà Mondiali e diritti in cui potranno entrare investitori privati. Le prime indiscrezioni apparse nei giorni scorsi su Financial Times e Times, hanno costretto la Fifa a venire allo scoperto con questo progetto pensato dal presidente Gianni Infantino per raccogliere 20 miliardi di dollari. Secondo quanto spiegato la Fifa Forward Enterprise (FFE) assumerà il controllo delle attività commerciali e degli eventi, comprese le future edizioni della Coppa del Mondo maschile e femminile.
La Uefa minaccia di boicottare i Mondiali
L’iniziativa, per la quale sono già stati avviati contratti con JP Morgan e un fondo legato alla famiglia di Jared Kushner (il genero di Donald Trump, ndr), ha però raccolto più critiche che approvazione. A partire dalla Uefa che minaccia di boicottare i prossimi Mondiali, sottolineando che “il calcio non è di proprietà” della Fifa e che “non può venderlo”. “Si oltrepassa un limite che le istituzioni che governano il calcio non dovrebbero mai superare – hanno dichiarato da Nyon –. La Uefa prende estremamente sul serio la vicenda. Così come dovrebbero fare tutte le Federazioni calcistiche nazionali. E così anche tutti i soggetti interessati: leghe, club, giocatori, tifosi, governi e chiunque abbia a cuore il futuro di questo sport. L’anima e la gestione del calcio non sono beni da svendere, soprattutto in assenza di trasparenza su chi ne trae profitto finanziario. Nessuno di noi è il proprietario del calcio. Non spetta alla Fifa venderlo”.
La Uefa ha quindi convocato per questa settimana una riunione d’emergenza delle sue 55 federazioni affiliate, al fine di discutere il da farsi.
Preoccupazione di FA e Concacaf
Sorpresa e infastidita dal piano Infantino anche la Football Association (FA). “Siamo profondamente preoccupati per la mancanza di un processo adeguato per arrivare a questo punto, nonché per la sostanza e i principi apparentemente implicati”, dice la federazione calcistica inglese.
E fa sentire la propria voce anche la Concacaf, ovvero la Confederazione del calcio del Nordamerica, Centroamerica e dei Caraibi, che dice di essere “venuta a conoscenza della questione solo tramite i media e, successivamente, tramite un comunicato stampa”. “Siamo profondamente preoccupati per la mancanza di un giusto percorso da seguire. Condividiamo la delusione di molti nel mondo del calcio per il fatto che un piano così importante sia stato elaborato e reso pubblico prima ancora che si sia tenuta una discussione con gli organi di governo calcistici e le parti interessate competenti – fa sapere –. In quanto leader nel calcio, siamo i custodi di questo sport. La Fifa, le Confederazioni e ogni Federazione affiliata hanno la responsabilità di agire sempre nel migliore interesse del calcio. Ogni decisione che prendiamo deve essere guidata da una buona governance, da processi solidi e da una visione a lungo termine”.
Ira di Burnham
Più duro il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham. “Il calcio non appartiene agli investitori, la Coppa del Mondo non è un prodotto” da mettere sul mercato, scrive il laburista su X secondo cui la Coppa del Mondo “è la più grande competizione sportiva globale” e “nessuno può metterla in vendita”.
La difesa della Fifa
In un comunicato la Fifa si è difesa annunciando il proposito di aumentare i finanziamenti per lo sviluppo del calcio fino a oltre 10 miliardi di dollari, previa approvazione delle federazioni affiliate. L’obiettivo dichiarato da Infantino, si legge, è quello di “far crescere il gioco a livello globale” andando a “democratizzare” il mondo del calcio attraverso incentivi che andrebbero a sostenere anche le federazioni più povere. “Insieme ad altri programmi Fifa già esistenti, questi investimenti potrebbero portare il finanziamento totale previsto dalla Fifa per lo sviluppo a oltre 10 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni, rappresentando il più grande impegno di questo tipo mai assunto da un’organizzazione sportiva”, insiste la Fifa che prova a fare anche un po’ di conti. A suo dire, infatti, la FFE raccoglierà fino a 4,2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno per contribuire a finanziare programmi di sviluppo, “sulla base di una valutazione azionaria iniziale di 20 miliardi di dollari, selezionando attentamente investitori a lungo termine che acquisiranno partecipazioni di minoranza non di controllo”.