Una corsa disperata per salvare il figlio, seguita dal crollo che gli è costato la vita. È morto così Antonio D’Errico, imprenditore edile di 66 anni, rimasto schiacciato dal cedimento di una tettoia in legno mentre lavorava in un cantiere all’interno di un’abitazione a Mesagne, nel Brindisino. Il figlio, 26 anni, che lavorava con lui, è stato soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale Perrino di Brindisi, dove è ricoverato ma non sarebbe in pericolo di vita.
La prima ricostruzione
Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, padre e figlio stavano sostituendo una trave della copertura insieme ad altri tre operai quando la struttura ha iniziato a scricchiolare. D’Errico avrebbe immediatamente intuito il pericolo e si sarebbe lanciato verso il figlio per allontanarlo dall’area. Pochi istanti dopo la tettoia è crollata: il giovane è stato colpito solo parzialmente, mentre il padre è rimasto travolto dalle macerie. Inutili i tentativi di rianimarlo da parte del personale del 118.
L’intera sequenza sarebbe stata ripresa da una telecamera di videosorveglianza. I filmati sono stati acquisiti dalla Procura di Brindisi, che coordina le indagini per accertare la dinamica dell’incidente, verificare le autorizzazioni relative ai lavori e accertare eventuali responsabilità. L’area del cantiere è stata posta sotto sequestro e gli accertamenti proseguono con il supporto dei tecnici dello Spesal, oltre ai rilievi effettuati da vigili del fuoco, polizia e polizia locale.
Artigiano molto conosciuto a Mesagne, Antonio D’Errico era titolare di una ditta individuale e, secondo quanto riferito da chi lo conosceva, sarebbe andato in pensione tra pochi mesi. La sua morte ha suscitato profondo cordoglio in città.
Il sindaco di Mesagne, Francesco Rogoli, ha espresso il proprio dolore per la tragedia: “Le Istituzioni, a tutti i livelli, hanno il dovere morale e civile di rinnovare l’impegno affinché la cultura della sicurezza diventi una priorità assoluta e inderogabile, ovunque si presti la propria opera”.
Durissima anche la presa di posizione della Uil Brindisi. Il coordinatore provinciale Fabrizio Caliolo ha dichiarato: “La tragica notizia dell’incidente sul lavoro giunta in queste ore da Mesagne, dove un operaio ha perso la vita e un altro è rimasto ferito gravemente, lascia nello sconcerto e nel dolore. Siamo stanchi e indignati di dover subire continuamente notizie come questa: non si può tollerare che uscire di casa per lavorare si trasformi in una condanna a morte. È tempo che la politica, a tutti i livelli, smetta di girarsi dall’altra parte e metta d’urgenza la sicurezza al primo posto dell’agenda pubblica. Servono fatti immediati, non più parole”.
Anche Cgil Brindisi e Fillea Cgil hanno chiesto un cambio di passo: “Nei cantieri edili della provincia di Brindisi il fenomeno delle morti sul lavoro continua a manifestarsi in tutta la sua tragicità”, aggiungendo che “non è più accettabile che sui cantieri edili della nostra provincia lavoratori alla soglia dei 70 anni, come il povero D’Errico, pur di guadagnarsi la giornata siano costretti a lavorare in condizioni precarie e poco sicure”. I due sindacati hanno infine concluso: “È inaccettabile che nel 2026 un padre di famiglia, prima di uscire di casa per andare al lavoro, deve pregare di poterci fare ritorno”.
L’articolo Corre a mettere in salvo il figlio, poi il crollo della tettoia lo uccide. Tragedia sul lavoro a Mesagne proviene da Blitz quotidiano.