Stretto di Hormuz, c’è uno spiraglio, Teheran detta le sue condizioni. I diplomatici Usa: “Accordo a ore”. L’ultima offerta dell’Iran: dazi e controlli sul traffico navale

Roma, 4 agosto 2026 – Donald Trump per una volta tanto tace. In compenso parlano gli altri ed è il momento della speranza. Secondo il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, lo Stretto di Hormuz potrebbe essere riaperto “oggi o domani”. A far pensare che questa potrebbe essere la volta buona non ci sono solo gli avvertimenti del tycoon di due giorni fa, in cui sosteneva che questa per Teheran è “l’ultima occasione”. Ieri ha preso la parola il segretario di Stato americano, Marco Rubio, solitamente molto prudente e misurato nelle dichiarazioni. “C’è un dialogo nei negoziati in cui siamo coinvolti tra Oman e Iran su come consentire a un maggior numero di navi di attraversarlo in sicurezza nel breve termine, mentre ci muoviamo verso i colloqui a lungo termine sul nucleare. Sono stati fatti progressi, ma non si è ancora giunti a una conclusione. Confidiamo sia finalizzata a brevissimo”.

Fra il dire e il fare, però, c’è ancora di mezzo un pezzo di mare. Soprattutto perché Teheran sembra molto infastidita dall’atteggiamento del capo della Casa Bianca. Ieri la Repubblica Islamica ha ribadito che sta negoziando non con gli Stati Uniti, ma con l’Oman, specificando che l’influenza di Washington è sempre stata “negativa”. “Questi negoziati – ha dichiarato una fonte vicina al governo all’emittente Press Tv – si svolgono tra due Stati costieri e non hanno alcun legame con altri, inclusi gli Stati Uniti. Tuttavia, “Trump, con ripetute interferenze, cerca di far credere di influenzare questo processo e di costruirsi un risultato politico da presentare all’opinione pubblica interna americana, sostenendo di essere riuscito a influire su questo processo con minacce e ultimatum. Almeno sul fatto che i negoziati stanno facendo progressi, sono d’accordo entrambe le parti.

Fonti regionali hanno detto all’emittente saudita Al-Arabiya che l’annuncio dovrebbe arrivare “fra poche ore”. Fonti iraniane, parlando con alcuni organi di stampa, hanno detto che la soluzione prevederebbe il controllo delle navi in entrata da parte dell’Iran e di quelle in uscita da parte di Muscat. La Repubblica Islamica, però, vorrebbe anche la visibilità sul traffico di pertinenza omanita, oltre a voler imporre una tassa di passaggio. Tutto sta a vedere se gli Stati Uniti accetteranno quella che, per Teheran, è l’ultima offerta. Il regime, come hanno spiegato le fonti interpellate, non intende arretrare da questa posizione. L’accordo “proteggerà gli interessi sovrani dell’Iran in quanto Stato rivierasco”. Una situazione, insomma, ben diversa da quella precedente dal 28 febbraio, quando è iniziato il conflitto.

C’è però un’altra indiscrezione importante. Secondo l’agenzia Bloomberg, Teheran starebbe valutando di permettere lo sminamento dello Stretto di Hormuz alle navi europee. Un’apertura, questa, che potrebbe anche aiutare il prosieguo dei negoziati fra Iran e Stati Uniti. Per una situazione che, forse, è in vita di ricomposizione, un’altra rischia di degenerare. Gli Houthi, la milizia armata filo iraniana che controlla parte dello Yemen, ha attaccato un aeroporto saudita, in un momento in cui le tensioni fra le due parti si stanno accentuando. Nei giorni scorsi il gruppo militare ha dichiarato di aver interdetto lo stretto di Bab el-Mandeb alle navi di Riad e di aver colpito alcune imbarcazioni.