La magia di Guccini, le citazioni a memoria nell’epoca in cui ricordare non serve più: sappiamo le canzoni senza saperlo

Bologna, 7 agosto 2026 – Quando succede un evento tragico o drammatico si tende a ricordare, anni dopo, perfettamente dove fossimo e cosa stessimo facendo quando ci arrivò la notizia. Tutti noi sappiamo dire con esattezza dove ci trovavamo l’11 settembre, o quando nel 2020 arrivò la notizia del primo lockdown e, se eravamo sufficientemente vicini, sappiamo ricordare il momento preciso in cui ne abbiamo avvertito quella forte scossa di terremoto che poi ha devastato un territorio. Succederà probabilmente anche con la notizia della morte di Francesco Guccini e fin qui è la prassi.

MILANO 30 NOVEMBRE 2015 FRANCESCO GUCCINI A LA FELTRINELLI DI PIAZZA PIEMONTE IL 30 NOVEMBRE 2015 DURANTE L INCONTRO CON IL PUBBLICO PER PARLARE DEL SUO NUOVO LIBRO UN MATRIMONIO UN FUNERALE PER NON PARLAR DEL GATTO E DELL USCITA DEL COFANETTO DAL TITOLO SE IO AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO FOTO ROBY BETTOLINI

Io posso già dire che stavo acquistando un’auto, litigavo con uno operatore bancario e quando ho letto la breaking news per prima cosa ho pensato, per associazione di pensiero automatica, che “nelle auto prese a rate, dio è morto”. Subito dopo, parlando con un collega, quasi spontaneamente ci siamo detti dove eravamo quando, dove e con chi abbiamo scoperto la musica di Francesco Guccini. Ed ecco, il giorno dopo, due eventi di originalità estrema che fanno della morte del maestrone una morte differente.

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cultura/la-locomotiva-francesco-guccini-come-nasce-canzone-p221w50c

Il primo: dov’eravamo. Un’epifania al posto di un’elegia. Un fatto normale, per un artista che così tanto ha amato la vita. Non è un caso che l’Ultima Thule, l’ultimo di Francesco Guccini – un bel disco, chiariamo – non è rimasto nel cuore dei suoi tanti fan e che le sue canzoni ieri non siano state cantate a squarciagola nelle strade: con la sua lucida capacità d’analisi, quel suo “saper usare o no ad un certo metro”, Guccini ha fatto poesia in un modo innamorato e struggente perfino sulla sua morte ormai prossima, ma noi fan da quell’orecchio non abbiamo voluto sentire.

E dunque la vita. Nostalgica, malinconica, affamata, disordinata, ma pur sempre vita.

Dov’eravamo? Chi ci ha fatto sentire la prima canzone e qual era. I racconti si sono succeduti per tutto il giorno. E la seconda cosa, che è già avvenuta almeno due volte in queste poche righe, è che nelle decine e decine di articoli bellissimi che oggi i media nazionali dedicano a Guccini, non c’è un titolo che non richiami un suo verso, non c’è un paragrafo in cui non sia inserita una sua citazione, non c’è modo e né voglia di uscire dal suo canzoniere.

https://www.quotidiano.net/magazine/via-paolo-fabbri-43-guccini-eitt1na3

“Canzoni per un amico” ha titolato il Resto del Carlino, in un incarto che raccoglie alcuni dei suoi versi più belli. “Tra la via Emilia e l’Infinito” diceva La Stampa. “Bastardo posto” hanno scritto più o meno tutti nel punto in cui il coccodrillo citava la sua Modena di nascita, e chi non l’ha fatto l’ha definito ‘modenese volgare’, finito a Bologna ‘a cercare un amore, fosse pure ancillare’.

https://www.ilrestodelcarlino.it/video/bologna-si-riunisce-in-coro-per-omaggiare-francesco-guccini-davanti-alla-sua-casa-storica-j0p5zdfv

Metà dei pezzi su Guccini si chiudevano con “E a culo tutto il resto” e ogni volta, anziché dire che noia, quanta poca fantasia, leggendo quell’ultima invettiva, e il senso di libertà che sprigiona, tanti di noi hanno sentito un groppo in gola ‘che è difficile spiegare’. Potremmo proseguire all’infinito, e non si tratta del solito titolo d’acchiappo: lo fanno sempre, i giornali, cercare un gioco di parole con il testo di una canzone, quando muore un cantante.

Ma qui il discorso è ben diverso.

Qui il discorso è letteralmente zeppo di sue citazioni. Una prova di memoria che è anti-storica, perché oggi – nell’epoca in cui basta cliccare – nessuno sente più il bisogno di ricordare. E allora com’è che, magicamente, ieri, le sinapsi di mezza Italia si sono attivate? Com’è che anche i più insospettabili tra i nostri amici e conoscenti hanno scoperto di sapere che se dici “Vedi cara”, subito dopo devi dire “è difficile spiegare”, che “se io avessi previsto tutto questo” si lega indissolubile con “dati, cause e pretesto” o che se qualcuno inizia una frase con “Ho visto” e indugia soltanto un poco, qualcun altro ci attacca subito “la gente della mia età andare via”.

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cultura/canzone-per-un-amica-a-chi-e-dedicata-qmxd55ti

Che miracolo è? Cosa porta certe canzoni nei nostri cuori così a lungo nel tempo? Canzoni colte poi, piene di parole “che non trovo”, per dire “cose vecchie con il vestito nuovo”. Ecco: con la morte di Guccini abbiamo fatto tutti il contrario. Abbiamo detto cose nuove con il vestito vecchio. Dove il vecchio, attenzione, non è affatto un demerito. Vecchio sta per familiare, consueto, rassicurante, semplice, comodo. Il vecchio sono le parole che già conoscevamo, perché ce le aveva insegnate lui.

https://www.ilrestodelcarlino.it/video/tutti-cantano-guccini-centinaia-di-persone-in-via-paolo-fabbri-cy76ztfs

Le avevamo imparate tutte a memoria senza neanche farci caso. Le sapevamo senza saperlo e ieri sono sgorgate fuori da sole, portandosi dietro una lacrima e una risata e la voglia di cantare. Come i ragazzi e le ragazze di tutte le età che ieri sera si sono ritrovati spontaneamente nelle piazze e a Bologna in via Paolo Fabbri 43, con una chitarra, una bottiglia e la voglia di “far casino”, e “bere vino”. E “a culo tutto il resto”.