Il rischio di Garlasco: cercare il delitto nella psiche di Sempio

Roma, 8 agosto 2026 – Tre consulenze della Procura di Pavia interrogano le tracce. La quarta interroga la testa di Andrea Sempio. Ma c’è una differenza enorme: il pavimento non si suggestiona, non fantastica e soprattutto non si piega alla tesi di chi lo osserva. Una mente ricostruita a distanza, invece, rischia di diventare esattamente ciò che abbiamo bisogno che diventi.

Questo è quel che mi inquieta della nuova indagine su Garlasco. Non gli scritti di Sempio, alcuni anche disturbanti. Mi inquieta il rischio che, quando sulla scena del crimine non troviamo abbastanza per sostenere un’ipotesi, cominciamo a cercarlo dentro la testa dell’indagato. Sempio ha scelto di non sottoporsi direttamente alla consulenza. Legittimo. Ma allora bisogna avere l’onestà di riconoscere il limite. Non si può pretendere di valutare compiutamente una persona senza valutare quella persona.

È come voler fare l’autopsia di un corpo che non abbiamo sul tavolo. Possiamo osservare fotografie, documenti, racconti, frammenti. Possiamo formulare ipotesi. Ma un’ipotesi resta un’ipotesi. Altrimenti la consulenza personologica rischia di trasformarsi in una seduta spiritica giudiziaria: Sempio non è davanti al consulente, ma si pretende comunque di entrare nella sua testa attraverso ciò che ha scritto, fantasticato o prodotto negli anni. Qui il confine diventa ancor più sottile. In un procedimento penale non si dovrebbe partire dall’uomo per fabbricare il delitto. Si dovrebbe partire dal delitto per dimostrare chi è stato. Se poi ipotizziamo un uomo incapace di governare i propri impulsi al punto da trasformare una frustrazione o un rifiuto in un omicidio di quella ferocia, dobbiamo guardare anche cosa accade dopo il 13 agosto 2007.

Lì troviamo quasi 20 anni di vita immacolata che non possono essere cancellati perché disturbano il profilo. Per giunta, esclusa la rilevanza penale di una simile consulenza, dov’è, nei fatti documentati, questa ossessione per Chiara Poggi? Perché prima del rifiuto deve esserci un interesse. Prima della persecuzione deve esserci un comportamento. Prima dell’escalation deve esserci qualcosa che sale. Ad oggi non abbiamo niente che racconti questa traiettoria. Dunque, attenzione a non disegnare prima la sagoma dell’assassino e poi prendere un essere umano e limargli gli angoli finché finalmente ci entra.

Perché già sono mesi che con Andrea Sempio giochiamo a Cenerentola: abbiamo già la scarpetta in mano e continuiamo a spingere il piede dentro, sperando che prima o poi calzi. Evitiamo di fare lo stesso con la sua psiche. Perché se la scarpetta non calza, non si può amputare il piede. Se le prove non esistono, non si può chiedere alla mente di riempire i vuoti lasciati dalla scena del crimine.