“Dublinanti”, chi sono? Dopo Ceuta la crisi è politica: il nuovo Patto UE per la Migrazione e l’Asilo

La presunta crisi migratoria (presunta se vogliamo credere a quel meno 40% di immigrazione illegale in un anno secondo i dati Frontex, non esattamente una Ong) è, dopo i fatti di Ceuta, soprattutto una crisi politica comunitaria che sta erodendo unità e solidarietà tra gli stati membri della Ue.

Chi sono i “dublinanti”

Quindi il duello Roma-Madrid con la sospensione dello spazio di libera circolazione Schengen, cui si aggiunge la volontà della Germania di rispedire in Italia i “dublinanti” che qui sono sbarcati.

“Dublinanti”, chi sono? Dopo Ceuta, la crisi è politica: il nuovo Patto UE per la Migrazione e l’Asilo (foto Ansa-Blitzquotidiano)

Chi sono questi “dublinanti”, un neologismo che riesce addirittura più oscuro che antiestetico (povero Joyce…). ?

Vediamo: la Treccani descrive il dublinante come “un richiedente asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui è stato identificato secondo le procedure del Regolamento Dublino II del 2003, si sposta, fa una nuova richiesta di asilo in un altro Stato e, scoperto, viene reistradato nel Paese in cui è stato identificato per la prima volta”.

Il nuovo Patto Ue per la Migrazione e l’Asilo

Quel regolamento è stato aggiornato e superato dal nuovo Patto Ue per la Migrazione e l’Asilo scattatato il 12 giugno scorso, con l’entrata in vigore anche delle nuove regole per i richiedenti asilo.

La chiave è il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione (AMMR), che sostituisce il regolamento di Dublino III ma ne conserva il principio fondamentale, ovvero: la domanda per l’asilo resta a carico del Paese di primo ingresso, salvo legami familiari, visti o altri criteri specifici.

Per un paese di primo arrivo come l’Italia, il vincolo diventa più pesante perché la responsabilità legata all’ingresso irregolare passa da 12 a 20 mesi; resta invece di 12 mesi per gli arrivi successivi a operazioni di ricerca e soccorso in mare. In sintesi, la responsabilità italiana dura più a lungo e, se la persona si nasconde, il trasferimento resta possibile fino a tre anni.

Il nuovo Patto punta a sostenere i Paesi di primo arrivo e a limitare i movimenti secondari verso il Nord Europa. Il trasferimento dei “dublinanti” nello Stato competente diventa più rapido: basta una notifica tramite Eurodac e il Paese destinatario non può rifiutare, ma solo proporre tempi o modalità diversi. L’accoglienza è garantita soltanto nello Stato in cui il richiedente deve restare, mentre criteri familiari più ampi possono trasferire la responsabilità a un altro Paese.

“Responsibility offsets”

Una delle novità più rilevanti, è tuttavia, la possibilità di attuare i “responsibility offsets”, ovvero le “compensazioni mediante assunzione di responsabilità”.

Questi ultimi sono compensazioni che permettono a uno Stato di assolvere parte dei propri obblighi di solidarietà assumendo l’esame di domande che spetterebbero al Paese di primo ingresso.

In sostanza, se la Germania decidesse di esaminare la domanda di un richiedente già presente sul proprio territorio, rinunciando a trasferirlo all’Italia, paese di primo ingresso, questa assunzione verrebbe conteggiata come contributo di solidarietà.

Il Patto affianca alle responsabilità un meccanismo permanente di solidarietà. Il Consiglio Ue ha fissato a 21mila ricollocamenti la soglia minima annuale o 420 milioni di euro, pari a 20mila euro per ogni ricollocamento non effettuato, da ripartire tra gli Stati in base a Pil e popolazione.

Trasferimenti, l’Italia ha fatto i compiti

I destinatari sono Italia, Spagna, Grecia e Cipro, Paesi definiti per quest’anno “sotto pressione” e beneficiari pertanto della riserva annuale di solidarietà.
Dalla prima valutazione della Commissione europea del 15 luglio, a circa un mese dall’avvio delle nuove regole, emerge che Spagna e Cipro hanno superato la verifica, la Grecia resta monitorata nonostante i progressi, mentre sull’Italia pesava il mancato riavvio dei trasferimenti e il rifiuto delle prime 12 richieste.

Roma aveva sospeso nel dicembre 2022 gli arrivi dei cosiddetti “dublinanti”, salvo le riunificazioni di minori non accompagnati, e le relative circolari non risultano formalmente revocate. La prossima valutazione è prevista entro il 15 ottobre.

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