Catania, 14 agosto 2026 – Aeroporto di Catania-Fontanarossa chiuso fino alle otto di questa mattina. L’ottavo giorno di stop ai voli per la cenere vulcanica dell’Etna si spegne su un nuovo rinvio. Sul fronte dei trasporti si moltiplicano corse straordinarie di bus e treni verso Palermo, ma cresce anche la rabbia per le tariffe esorbitanti chieste da taxi e Ncc privati, fino a 800 euro per un trasferimento tra i due scali. Sullo sfondo, lo scontro politico tra Regione, Sac, opposizioni e governo nazionale. Il nuovo stop, deciso dalla società di gestione dello scalo etneo, conferma quanto resti imprevedibile l’emergenza legata all’attività dell’Etna.
Nei giorni scorsi l’aeroporto aveva già vissuto scene di caos, ieri parzialmente rientrate: circa 300 persone stazionano ancora all’interno della struttura, in attesa di essere smistate sugli altri scali siciliani via bus, o su quello calabrese di Lamezia Terme. Tra loro il ghanese Appiah Yaw, residente a Torino dal 1992 e bloccato dall’8 agosto: “Sono venuto solo per una visita di tre giorni. Alcuni addetti dell’aeroporto mi stanno aiutando, dandomi da mangiare e da bere. Sono vestito così da giorni”, racconta all’Ansa. Per fronteggiare l’emergenza la Regione Siciliana ha mobilitato la Protezione civile: trenta volontari per turno, con gazebo per la distribuzione gratuita di acqua e informazioni sui collegamenti disponibili.
Sul fronte ferroviario, Trenitalia ha aggiunto sei convogli speciali sulla direttrice Palermo-Messina-Catania, a cui si sono affiancati altri due treni straordinari, con tempi di percorrenza comunque superiori alle cinque ore. Questa ‘campagna di alleggerimento’ non basta a contenere la corsa a soluzioni alternative private. E qui si apre il capitolo delle tariffe e delle accuse di sciacallaggio: l’attore Filippo Laganà denuncia via social una richiesta di 700 euro per un transfer privato da Catania a Palermo, altri passeggeri raccontano cifre analoghe. Le tariffe ufficiali per il tratto, secondo i listini dei taxi, si aggirano tra i 450 e i 500 euro, per gli Ncc da 500 a 650 con punte fino a 800 euro, quasi come il costo di un volo intercontinentale in alta stagione. Sul piano istituzionale la vicenda alimenta uno scontro su più fronti.
Il presidente della Regione Renato Schifani rivendica il lavoro fatto finora, ricordando che la gestione operativa dei voli resta di competenza di Enac e compagnie aeree: “Stiamo responsabilmente facendo il massimo per alleviare i disagi dei viaggiatori”. Di segno opposto la lettura delle opposizioni: il segretario siciliano del Pd, Anthony Barbagallo, parla di gestione dell’emergenza “incompetente e inadeguata”. Il commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, difende invece l’operato della Sac, preso di mira da più parti: “Anziché imbastire processi sommari sull’onda dell’emergenza, sarebbe più onesto riconoscere il lavoro del personale”. Anche il governo nazionale entra nel dibattito. Il vicepremier Matteo Salvini annuncia che “alcune scelte del passato” nel piano nazionale degli aeroporti dovranno essere discusse. Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci, come fece da ex presidente della Provincia di Catania, rilancia l’ipotesi di una delocalizzazione dello scalo tra Catania ed Enna: “A essere fuori posto non è l’Etna, ma l’aeroporto”. Un tema, quello dello spostamento, che ritorna a ogni eruzione.
I numeri dell’emergenza restano pesanti. Dal 7 al 12 agosto sono stati cancellati 700 voli, oltre 400 i collegamenti riprogrammati su altri scali — più di 100 su Comiso, 330 su Palermo, 22 su Trapani. Secondo le stime di Assoesercenti, il danno per il settore turistico si aggira tra i 12 e i 24 milioni di euro. Nessuna previsione certa sulla fine dell’emergenza. “Non possiamo sapere quanto durerà l’attività dell’Etna”, spiegano gli esperti. Il tremore vulcanico è in leggera risalita: questo conferma che la situazione rimane stabile e non ci sono cenni di regressione. Finché i venti continueranno a spingere la cenere verso sud, Fontanarossa resterà ostaggio del “Mungibeddu”.