L’orca Toni ferita alla pinna dorsale con 8 colpi d’arma da fuoco, indagine aperta in Spagna

Roma, 14 agosto 2026 – Una pinna dorsale ferita, con almeno 8 colpi andati a segno ben visibili e qualcuno di striscio, tutti segni compatibili con l’impatto dei pallettoni sparati da un fucile. Ed è la pinna dorsale di Toñi, l’esemplare di orca iberica più longevo conosciuto, avvistato nelle scorse settimane nello stretto di Gibilterra dai ricercatori di associazioni ambientaliste che da anni pattugliano la zona e che hanno subito denunciato l’accaduto. La segnalazione degli spari contro l’orca ha portato le autorità spagnole ad aprire un’indagine per chiarire l’episodio e individuare i responsabili del ferimento di un animale protetto che appartiene alle popolazione di cetacei più minacciata d’Europa. L’allarme è stato dato dalle organizzazioni WeWhale e Iberian Orca Guardians, che da tempo seguono gli esemplari di orca iberica nell’ambito della campagna “Save The Iberian Orca” e che, secondo quanto riportato da un loro comunicato, hanno osservato e fotografato Toñi nelle settimane precedenti l’ultimo avvistamento senza notare alcuna anomalia.


Le lesioni sulla pinna dorsale sarebbero quindi comparse solo di recente. A raccontare la scoperta è stato Janek Andre, fondatore e presidente sia di WeWhale sia di Iberian Orca Guardians, che ha sottolineato come il suo team sappia riconoscere individualmente gli animali monitorati, in particolare un esemplare storico come Toñi, soprannominato “La Abuela”.

Andre ha definito l’episodio, qualora confermato, non solo un atto di crudeltà nei confronti di un singolo animale ma una minaccia “estremamente seria che coinvolge uno dei pochi esemplari rimasti di questa popolazione di orche iberiche in pericolo critico”. L’ipotesi principale al vaglio degli inquirenti resta quella dello sparo con arma da fuoco, in particolare con un fucile da caccia caricato a pallettoni. Il quadro delle ferite è compatibile con questo tipo di dinamica, anche se al momento non esiste conferma ufficiale sulla causa esatta delle lesioni. La stampa spagnola ha quindi riportato che sulla vicenda il Miteco, il ministero per la transizione ecologica e la demografia, guidato dalla ministra Sara Aagesen, ha aperto un’indagine dopo aver ricevuto la segnalazione direttamente dal gruppo ambientalista, ma ancora non ha dato una conferma ufficiale che le ferite siano da attribuire a colpi d’arma da fuoco né che ci siano già persone formalmente indagate.

Il ferimento di Toñi riporta l’attenzione sulla condizione delle orche dello stretto di Gibilterra e del golfo di Cadice, una popolazione classificata come vulnerabile nel Ceea, il Catalogo spagnolo delle specie minacciate, e oggetto di programmi di conservazione dedicati. Negli ultimi anni questi animali hanno fatto notizia soprattutto per il loro modo di avvicinarsi, talvolta violento, verso le imbarcazioni che solcano le acque al largo di Gibilterra, un fenomeno che ha alimentato un acceso dibattito sui rischi causati da un’eventuale collisione con i cetacei. Proprio su questo punto Janek Andre ha però voluto essere chiaro, ricordando che, qualunque sia l’opinione sulle interazioni tra orche e barche, sparare a questi animali non può mai essere una risposta accettabile, oltre che prefigurare una violazione della legge.

Sul fronte normativo infatti, una legge spagnola del 2007 vieta espressamente qualunque azione che causi la morte, la cattura, la persecuzione o il disturbo di specie protette come le orche iberiche, mentre la normativa impone alle imbarcazioni di mantenere una distanza minima di 500 metri dagli animali, oltre a vietare di darle da mangiare, ostacolarne la traiettoria o separarle dal gruppo. Nell’area del golfo di Cadice, che comprende l’Ensenada de Barbate, Conil e il Banco Majuán, è inoltre in vigore un piano di conservazione specifico, con il divieto di attività di pesca tra il 1° marzo e il 31 agosto. Per i responsabili di violazioni di questo tipo, le sanzioni previste dalla legislazione spagnola possono arrivare fino a 2 milioni di euro, a cui si aggiunge l’eventuale responsabilità penale in caso di comportamenti che causino danni gravi alla specie protetta. Ora l’indagine in corso, coordinata dalla Direzione generale per la biodiversità del Miteco, dovrà stabilire le cause delle ferite e, se confermata l’ipotesi dello sparo, risalire agli autori. A riguardo, WeWhale e Iberian Orca Guardians stanno mettendo a disposizione delle autorità il materiale fotografico e osservativo raccolto sul campo, con l’obiettivo di individuare chi minaccia una delle popolazioni di orche più fragili al mondo.