Ceuta, l’assalto di ferragosto non c’è stato: Italia prende tempo per decidere su Schengen. E dalla Germania arriva il primo dublinante

A Ceuta il nuovo assalto annunciato sui social non c’è stato. Ferragosto è trascorso in una calma tesa e irreale, con la frontiera vuota e migliaia di uomini schierati. Cosa accadrà ora tra Roma e Madrid? La tensione calerà? Al momento il Governo Meloni ha confermato il blocco di Schengen in attesa di ricevere il report dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, ed ha chiesto che la revoca deve essere reciproca (la Spagna, dopo la decisione dell’Italia ha deciso anch’essa di chiudere l’area Schengen alle persone provenienti dall’Italia fino al 7 settembre ndr). A consultarsi sul da farsi saranno anche i due ministro competenti Tajani e Piantedosi.

Il Marocco ha fermato i migranti a 2 km dal confine

In Marocco, sulle colline di Fnideq, le forze di Rabat hanno fermato i migranti a 2 km dal confine. Cariche e lacrimogeni, elicotteri, droni e cani per frenare i gruppi usciti allo scoperto sulle alture. Quasi 300 sono stati fermati, in maggioranza subsahariani e una cinquantina di magrebini, caricati su minibus e portati lontano dal confine, fino a località del sud del Marocco come Uarzarate, oltre 800 km da Ceuta. Altre 500 persone resterebbero invece ancora nascoste nei boschi. Rabat, questa volta, non ha lasciato passare nessuno. Si tratta del dato più evidente, a confronto con la marea umana che si è riversata nell’exclave il 30 e il 31 luglio, quando oltre 80.000 persone sono riuscite a passare via terra e soprattutto a nuoto, anche se circa 70.000 sono poi tornate in Marocco nelle 48 ore successive, secondo il governo spagnolo.  “Il Marocco esibisce la sua forza come guardiano della frontiera”, il titolo di El Pais, dove un alto dirigente di polizia, citato anonimamente, lo dice ancora più chiaramente: “Rabat, quando vuole, chiude il passaggio”.

Soldati marocchini alla frontiera (Ansa)

La stessa scena a Melilla: nessuna spallata alla frontiera blindata di Beni Enzar, con uomini e mezzi antisommossa pronti a intervenire. A Ceuta Madrid aveva schierato 3.600 uomini, inclusi 2mila militari. Ma non sono dovuti intervenire: la battaglia era già finita dall’altra parte. L’allerta però resta alta.

Attualmente il dispositivo marocchino è meno importante, anche se pattuglie e posti di blocco sorvegliano ancora spiagge, scogliere e le strade anche verso Tangeri e Tetouan. Mentre “la crisi umanitaria” è annidata dentro Ceuta, con i rischi derivati dal sovraffollamento. Soprattutto sulla spiaggia di El Trampolin, dove, fra tende e un centinaio di capanne di fortuna, restano accampati molti degli almeno 5mila migranti rimasti, secondo il governo centrale, 9mila per le autorità locali. Cibo, acqua, servizi igenici sono insufficienti. E la loro condizione è “una priorità di salute pubblica”, come ha riconosciuto la ministra della Sanità, Monica Garcia. Rilevati 18 casi di gastroenterite, due di tubercolosi (di cui uno autoctono) e cinque aggressioni sessuali a donne migranti. Il rischio epidemiologico è “basso per i residenti e moderato per i migranti”, ha assicurato la ministra.

Per chi è rimasto nell’exclave, Madrid ha promesso rimpatri “a maggiore brevità” possibile. Ma il percorso è più complesso del diniego tout court: servono identificazione e procedimenti individuali, come hanno avvertito le principali associazioni di magistrati. Ancora più delicata la situazione dei minori non accompagnati, quasi 1900 già identificati, per i quali sono necessari accertamenti familiari e l’intervento della Procura. Proprio per il timore di espulsioni collettive, nella giornata di ieri alcune decine di migranti hanno inscenato un sit-in pacifico sulla spiaggia di El Trampolin, al grido di ‘Chiediamo asilo!’, mostrando cartoni con scritto: “Anche noi siamo esseri umani”.

Non c’è solo il caso Spagna, il governo media con la Germania

Sul fronte migranti, l’Italia sta vivendo un momento di contrasto anche con la Germania che, a seguito degli accordi europei, vorrebbe rispedire indietro gli immigrati che hanno raggiunto la Germania dopo essere sbarcati in Italia.

Si tratta dei cosiddetti dublinanti, i migranti protagonisti appunto dei movimenti “secondari”. Piantedosi ha inviato una lettera all’omologo Dobrindt per dire di non essere d’accordo. A seguito della missiva sono partite le mediazioni tra i due Paesi alleati anche sul fronte dei migranti: dei tre migranti che il governo Merz vuole espellere in Italia, si tratta dell’irachena Rania Darezh, la somala Abdirisaq Warsame Faduma e l’afghano Hotak Samir, l’Italia potrebbe riprenderne uno. Un compromesso per evitare strappi diplomatici con il governo Merz.

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