Roma, 20 agosto 2026 – Quali sono le priorità della Cisl per la manovra?
“La difesa del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati è l’emergenza prioritaria – avvisa la segretaria Daniela Fumarola –. Chiediamo, poi, di consolidare la detassazione dei premi di produttività e di rendere più pesanti le buste paga di chi svolge lavoro gravoso, notturno e festivo. Vanno confermati gli incentivi per assumere giovani e donne, anche valutando una tassazione d’ingresso agevolata, e rafforzata la Zes unica. Bisogna ridurre le tasse su salari e pensioni nelle fasce medie e popolari, recuperando risorse da rendite e superprofitti, e premiare le aziende che redistribuiscono gli utili e valorizzano la contrattazione decentrata”.
Quali altri interventi sono essenziali per voi?
“Servono risorse certe per i rinnovi dei contratti pubblici, per la legge sulla partecipazione e per investire su sanità, non autosufficienza, natalità, tutela delle pensioni in essere e maggiore flessibilità in uscita. Scuola, università e ricerca tornino centrali, con opportunità per donne e giovani e un controllo serio su prezzi e tariffe. Chiediamo un confronto vero col governo prima delle decisioni finali”.
Il taglio dell’Irpef per il ceto medio è una priorità?
“Assolutamente sì. Chiediamo di portare l’aliquota al 32% per i redditi fino a 60mila euro. Parliamo di lavoratori e pensionati che sostengono una quota rilevante del gettito tributario e subiscono un prelievo sproporzionato. Alleggerire il fisco è una questione di equità sociale e una leva economica fondamentale. Così come lo sarebbero la detassazione delle tredicesime e la piena rivalutazione delle pensioni: significa lasciare più risorse alle famiglie e sostenere consumi e domanda interna”.
La contrattazione può bastare a far crescere le retribuzioni?
“La buona contrattazione, realizzata da organizzazioni realmente rappresentative, resta lo strumento principale, ma deve poggiare su produttività e investimenti. Il salario cresce quando cresce il valore prodotto dall’impresa. Perciò servono contrattazione decentrata, partecipazione, formazione professionale finanziata in modo adeguato e innovazione. Occorre azzerare le tasse sui premi di risultato e sulla distribuzione degli utili per favorire la condivisione dei guadagni e investire massicciamente sulle competenze, indispensabili per imprese solide e lavori stabili e ben retribuiti. Tutto dentro un accordo capace di tenere insieme crescita, redistribuzione e coesione sociale e una strategia credibile di medio periodo”.
Coperture: siete favorevoli a un contributo delle grandi banche?
“Le banche italiane hanno realizzato utili record ed è giusto chiedere un contributo di solidarietà da cui ricavare parte delle risorse necessarie alla coesione. La Cisl lo sostiene da tempo. Non è un intento punitivo né dirigista, ma una scelta di redistribuzione in una fase decisiva, tanto più con la fine dell’esperienza del Pnrr, che ci chiama a stringere un nuovo patto per lavoro, investimenti, integrazione sociale e territoriale”.
Pensioni: quali condizioni per riaprire il confronto?
“Le condizioni bisogna crearle. Adeguatezza delle pensioni e invecchiamento della popolazione non si affrontano con interventi episodici o proroghe di fine anno. Servono scelte di prospettiva: più inclusione e flessibilità, specie per giovani e donne, riconoscimento del lavoro di cura e della gravosità delle mansioni. E va rilanciata l’alleanza tra primo e secondo pilastro, rafforzando previdenza complementare e fondi negoziali”.
Contratti pirata: come si fa pulizia senza indebolire la contrattazione?
“Il confronto con le associazioni datoriali serve proprio a rilanciare i salari per via contrattuale e costruire una diga comune contro i contratti pirata, che danneggiano lavoratori e imprese serie. Non servono deleghe alla politica o scorciatoie legislative: la strada è l’autonomia negoziale. Dobbiamo definire regole certe per misurare la rappresentanza e fare in modo che i trattamenti dei contratti leader, firmati dalle organizzazioni più rappresentative, siano il parametro per salario giusto, contribuzione, accesso agli incentivi e agli appalti. Va rafforzata anche la democrazia economica e la partecipazione nei luoghi di lavoro: la responsabilità condivisa delle parti sociali è la chiave per fare pulizia e tutelare il lavoro di qualità”.