Perché Germania, Austria, Svizzera, Finlandia e Svezia stanno rimandando i migranti in Italia

Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche Finlandia e Svezia. Si allarga la platea di cancellerie che annunciano l’intenzione di trasferire – o l’avvenuto trasferimento – dei cosiddetti “dublinanti” verso l’Italia. Finlandia e Svezia sono gli ultimi due Paesi intenzionati a voler “applicare le norme come previsto” dal nuovo Patto Ue su asilo e migrazione e di aspettarsi che “tutti i Paesi membri adempiano ai propri obblighi”. Roma compresa. Alla quale – secondo i dati Eurostat del 2025 – è stato richiesto di riaccogliere oltre 24 mila persone che, sbarcate in Italia, hanno poi fatto rotta verso il nord Europa.

La Francia al momento non aderirà al Patto

Al contrario dei Paesi nordici, al momento la Francia – fanno sapere fonti informate a Parigi – ha deciso di “non unirsi ai Paesi” che stanno rimandando i migranti in Italia, almeno “fin quando continuerà questa fase di collaborazione e riavvicinamento” con Roma. I due Paesi – spiegano le fonti – “condividono la volontà di operare per far calare i flussi in partenza dalla Tunisia e dalla Libia”. Le richieste previste dal nuovo Patto non riguardano solo l’Italia, ma tutti i Paesi di primo approdo dei migranti, come anche la Grecia o la Spagna. Fonti del ministero dell’Interno di Madrid – cui nel 2025 “spettavano” poco più di 10.000 “dublinanti”, hanno riferito di volre gestire la questione attraverso i meccanismi di solidarietà europei previsti dall’accordo, “piuttosto che ricorrere a espulsioni o restrizioni bilaterali isolate”.

Cosa prevede il nuovo regolamento europeo sui migranti

Il nuovo regolamento Ue entrato in vigore il 12 giugno riguarda fra le altre cose la gestione dell’asilo e della migrazione e consente la ripresa dei trasferimenti nei Paesi di primo approdo (la norma non si applicherebbe per quelli usciti fuori prima del 12 giugno, ma su questa interpretazione non c’è unanimità ndr) dei richiedenti asilo che, una volta sbarcati, hanno lasciato il primo Stato per raggiungerne un altro.  Questi richiedenti asilo vengono chiamati “dublinanti”. Hanno presentato la domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati secondo le procedure del Regolamento Dublino II del 2003, e poi si sono spostati in un altro Paese presentando una nuova richiesta di asilo: in questo caso il Regolamento prevede che devono essere riportati nel Paese in cui sono stati identificati la prima volta e a cui aspetta la gestione della domanda.

Ovviamente sono i Paesi di primo approdo – l’Italia in testa – a registrare il maggior numero di migranti che dopo essere sbarcati ed identificati si spostano in altri Paesi europei. Si tratta di cosiddetti “movimenti secondari”: Gli Stati che esaminano la domanda di asilo di un richiedente che era arrivato per la prima volta in un altro Paese europeo inviano una richiesta di trasferimento a quest’ultimo. Secondo gli ultimi dati Eurostat, proprio l’Italia è il Paese che ha ricevuto nel 2025 più richieste di “riprendersi” migranti da altri Stati Ue: 24.152, di cui soltanto 85 effettivamente accettati. Mentre la Germania è quello che ha inviato più richieste “in uscita”: 35.993, con 5.377 trasferimenti poi avvenuti. E sui “dublinanti” si registra un braccio di ferro tra Roma e Berlino, che lo scorso dicembre avevano raggiunto un’intesa in materia.

L’Italia ritiene che il Patto europeo su immigrazione ed asilo, entrato in vigore lo scorso 12 giugno, abbia determinato una sanatoria sui migranti secondari azzerando prima di quella data il conto delle persone da accettare dalla Germania. Diversa l’interpretazione di Berlino, che ha chiesto a Roma di riprendersi tre migranti giunti prima del 12 giugno. Il Patto, mantenendo invariato il principio che l’esame dell’asilo rimane a carico del Paese di primo ingresso, accelera le procedere per il trasferimento dei “dublinanti” nei Paesi di competenza, ma amplia le eccezioni che possono spostare la responsabilità verso un altro Stato, come quella dei legami familiari. Esiste infine un meccanismo detto di solidarietà vincolante: tutti gli Stati dell’Unione devono comunque contribuire accogliendo migranti o fornendo almeno un supporto finanziario e materiale ai paesi di primo approdo.

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