Roma – Aveva lasciato la maglietta e il cellulare sulla sdraio. Come si fa quando si va a fare una passeggiata sulla riva, e poi magari un tuffo. Ma a riprendere il cellulare, Silvano Loia non è tornato più. Gli amici hanno dato l’allarme intorno a mezzogiorno di sabato a Sant’Agostino, nel territorio di Tarquinia. La sera, intorno alle 19, lo hanno ritrovato, più a nord, sulla spiaggia di Montalto di Castro. Senza vita. Silvano Loia aveva cinquantadue anni. Era un manager di Rai Way, la società che cura la diffusione del segnale della tv di Stato. Ed era, da qualche tempo, il compagno di Francesca Neri. L’uomo con cui l’attrice sembrava aver trovato, dopo tanto tempo, una nuova felicità. “Mi sento rinata, finalmente vivo la mia vita libera, sono felice di essere me stessa” aveva dichiarato l’attrice poco tempo fa.
Perché, per Francesca Neri, stava rinascendo un piccolo germoglio di felicità. E per questo, le sue parole oggi suonano ancora più dolorose. Il destino che ti colpisce come uno schiaffo, mentre stai provando a carezzare, di nuovo, una ancora fragile felicità. Nell’ottobre 2022 era finito per lei, con un accordo consensuale, il lungo rapporto d’amore con Claudio Amendola. Un amore durato venticinque anni, nato con un colpo di fulmine sul set di un film del 1997, Le mani forti, suggellato dalla nascita del figlio Rocco, nel 1999, e poi dal matrimonio celebrato in segreto, a New York. “Le vorrò bene tutta la vita, molto più che bene”, aveva dichiarato Claudio Amendola. “Di sicuro è stata la pagina più importante della mia vita”.
Ma quegli anni erano stati attraversati anche dalla potenza squassante di una malattia, una malattia rara che ha colpito Francesca Neri, e che la ha costretta ad abbandonare le scene e il set. Si chiama cistite interstiziale cronica, un nome complicato per dire che si tratta di una sofferenza continua, giorno e notte. Una malattia per la quale non c’è cura, un dolore senza fine. Francesca Neri ha confessato di aver pensato più volte al suicidio, per via del dolore ininterrotto. Nel suo libro Come carne viva, che definisce “una mappatura dell’anima”, Francesca Neri ne aveva raccontato i contorni. La fase acuta, durata tre anni, vissuta in totale isolamento in casa, per proteggere il figlio Rocco e l’allora compagno Claudio Amendola dalla vista del suo dolore.
Dietro la sofferenza raccontata negli anni per la malattia, Francesca Neri aveva più volte evocato anche un’altra ferita, molto più antica. “Mia madre non mi ha mai voluto bene. Questo è il primo dei miei problemi”, ha detto. E ha aggiunto di essersi domandata molte volte perché sua madre non le volesse bene. In un’intervista al Corriere della Sera ha detto: “Non mi ha mai fatto un complimento in vita sua, mai stretto fra le sue braccia, mai affondato le dita nei miei capelli”. E: “Ho imparato a vivere senza una madre, ma con una madre presente”.
Ho imparato a vivere senza una madre, ma con una madre presente
Poi la fuga da Trento a Roma, il cinema come ricerca e come destino. I ruoli che le hanno dato il successo, lo sguardo del pubblico. E quel desiderio inconsapevole, quel cercare sempre il riconoscimento da parte di sua madre.
Tanti dolori, psicologici e fisici. Nell’attrice amatissima, desiderata, ammirata c’erano ferite profonde. Che Francesca Neri aveva avuto il coraggio di riconoscere, e di rivelare. Aveva raccontato il proprio percorso attraverso il dolore fisico, la fragilità, la rinascita. Accanto a Silvano Loia sembrava aver trovato una nuova serenità. Per questo la tragedia che arriva dal litorale laziale appare, oggi, come un colpo ancora più crudele, l’ennesima prova imposta ad una donna che ha già conosciuto da vicino la sofferenza.