In queste ore il governo sta seguendo i casi di Alessandro Di Battista a Cuba e di un bimbo di sei anni e mezzo in coma in Egitto. Ma sono numerosi ogni anno gli interventi di rimpatri di cittadini italiani all’estero con volo di Stato. Quelli per motivi sanitari sono già 57 nel 2026 e si va dai 27 dell’anno scorso ai 112 del 2018. Più numerosi dei voli di Stato umanitari, 5 quest’anno, poco più di 8 in media dal 2018 al 2025. In entrambi i casi i costi sono a carico dell’Aeronautica militare, finanziati dal Mef.
I voli sanitari “fit to fly”
Condizione essenziale per i trasporti a bordo di aerei sanitari è il cosiddetto “fit to fly”, ossia il certificato di trasportabilità aerea del paziente. Ma, prima ancora, c’è un iter autorizzativo curato dal segretario generale della Presidenza del Consiglio e siglato dal sottosegretario con delega ai voli di Stato. L’autorizzazione, sottolineano dall’esecutivo, viene concessa solo a seguito di una rigorosa verifica.
Il ricorso ai voli di Stato è regolato dalla direttiva del presidente del Consiglio del 23 settembre 2011, firmata da Silvio Berlusconi, che lo prevede per ragioni sanitarie d’urgenza, limitatamente all’ambito nazionale, per cittadini italiani gravemente ammalati o traumatizzati, nei casi di imminente pericolo di vita, o quando non sono trasportabili con altri mezzi e in loco non possono ricevere adeguata assistenza. È la disposizione che si applica anche al trasporto di organi da trapiantare.
I voli di Stato per ragioni umanitarie
C’è poi il volo di Stato per ragioni umanitarie per italiani “in situazioni di grave pericolo connesse ad epidemie o altre gravi calamità, qualora non siano disponibili altre modalità di trasporto, pubblico o privato, idonee a soddisfare l’esigenza di trasferimento”. Di norma, viene precisato nella direttiva, questo avviene “in aree europee o comprese nel bacino del Mediterraneo, avuto riguardo alle caratteristiche tecniche degli aeromobili dedicati al servizio ed alla sostenibilità finanziaria dello stesso”.
Ci sono anche casi in cui la sede diplomatico-consolare assiste gli italiani per procedure di rimpatrio con voli di linea o, se impossibile, con società private con servizio di aeroambulanza. In questi casi i rimpatri a carico dell’Erario sono limitati a comprovata indigenza verificata dalla rete diplomatico-consolare, altrimenti è prevista la sottoscrizione di prestiti con promessa di restituzione. Non a caso, molte ambasciate, soprattutto nei Paesi con collegamenti più complicati, sui propri siti raccomandano agli italiani di stipulare una polizza sanitaria che includa anche il rimpatrio sanitario.
I voli di Stato per espellere persone indesiderate
I voli di Stato “fit to fly” e per ragioni umanitarie sono altra cosa rispetto ai voli, sempre di Stato, che vengono usati per rimpatriare o espellere persone non gradite. Oltre ai rimpatri di migranti il caso più eclatante è quello di Osama Almasri, l’ex capo della polizia giudiziaria di Tripoli ed ex comandante del centro di detenzione di Mitiga. Almastri, come noto era stato fermato a Torino il 19 gennaio 2025 su mandato della Corte Penale Internazionale per accuse di crimini di guerra, torture e crimini contro l’umanità.
Il 21 gennaio 2025 la Corte d’Appello di Roma non ha convalidato l’arresto per vizi procedurali legati alla mancata tempestiva comunicazione al Ministro della Giustizia, disponendone la scarcerazione. Subito dopo il governo italiano ha disposto la sua espulsione rimpatriandolo a Tripoli a bordo di un aereo dei servizi segreti (un Falcon 900) anziché con un volo di linea. La decisione ha scatenato un forte caso politico e diplomatico con la Corte penale internazionale e con le opposizioni.
L’articolo Voli di Stato, il rimpatrio sanitario e quello umanitario: chi paga, cosa sono e come funzionano proviene da Blitz quotidiano.