Settembre, perché si chiama così? Tradizioni e curiosità del mese che apre le porte all’autunno

Settembre ha qualcosa di diverso dagli altri mesi. L’estate non è ancora finita, almeno astronomicamente, eppure nell’immaginario collettivo il mese rappresenta già un nuovo inizio. Finiscono le vacanze, riaprono le scuole, riprendono le attività e le giornate diventano rapidamente più corte.

Per secoli, settembre è stato scandito dalla vendemmia, la raccolta dei frutti, le fiere, la transumanza e la preparazione della terra per la nuova stagione agricola. Anche il nome settembre conserva una traccia di quel passato. Perché settembre si chiama così se è il nono mese? Settembre deriva dal latino september, a sua volta collegato a septem, cioè “sette”. Ecco una delle curiosità del calendario: settembre è il nono mese dell’anno, non il settimo.

La spiegazione arriva dall’antico calendario romano, nel quale l’anno cominciava con marzo. Settembre occupava quindi effettivamente la settima posizione, seguito da ottobre, novembre e dicembre, i cui nomi conservano ancora oggi i numeri otto, nove e dieci.

Quando gennaio e febbraio entrarono stabilmente all’inizio dell’anno, i mesi slittarono di due posizioni ma conservarono i vecchi nomi. Ancora oggi, quindi, ogni volta che pronunciamo settembre, ottobre, novembre e dicembre utilizziamo inconsapevolmente una piccola eredità dell’antica Roma.

Settembre è il mese della vendemmia

Se esiste un’immagine che per secoli ha rappresentato settembre è probabilmente legata ai grappoli d’uva. Nei calendari agricoli e nelle rappresentazioni medievali dei mesi, settembre compare spesso associato proprio alla vendemmia. L’associazione, in realtà, è ancora più antica: già nell’arte romana e tardoantica il mese poteva essere raffigurato attraverso grappoli, viti, cesti di frutta e scene legate alla raccolta.

Anche la parola “vendemmia” racconta una storia interessante. Infatti, deriva dal latino vindemia, composto da vinum, “vino”, e demere, “levare, togliere”: nel nome stesso della vendemmia resta il gesto antico di raccogliere, letteralmente “levare”, l’uva dalla vite.

Tradizionalmente la vendemmia rappresentava un momento di festa che coinvolgeva famiglie e comunità: si raccoglieva l’uva, si riempivano i cesti, si trasportavano i grappoli e iniziava la trasformazione del mosto. Non sorprende che settembre sia rimasto legato, nell’immaginario italiano, al profumo dell’uva e al senso della stagione che cambia impercettibilmente ogni giorno.

Quando settembre diventò “Vendemmiaio”

Con il calendario rivoluzionario francese, introdotto in Francia dalla Convenzione nel 1793, il primo mese dell’anno venne chiamato Vendémiaire, tradotto in italiano come Vendemmiaio o Vendemmiale.

Corrispondeva indicativamente al periodo compreso tra il 22 settembre e il 21 ottobre, con leggere variazioni a seconda degli anni. Il nuovo calendario rompeva con quello tradizionale e anche i nomi dei mesi furono pensati per richiamare il ritmo delle stagioni, i fenomeni naturali e il lavoro nei campi. Comparvero nomi evocativi come Brumaio, Germinale, Fiorile e Messidoro.

Il nome Vendémiaire fu proposto da Fabre d’Églantine e richiamava direttamente la vendemmia, una delle grandi attività agricole dell’anno.

L’equinozio d’autunno 2026 cade il 23 settembre

Il grande appuntamento del mese è l’equinozio d’autunno, che nel 2026 cade il 23 settembre alle 2:05, ora italiana. Il termine deriva dal latino aequinoctium, costruito sulle parole aequus, uguale, e nox, notte. Il nome richiama il momento dell’anno in cui giorno e notte hanno una durata simile, anche se non sono esattamente di dodici ore ciascuno a causa di diversi fenomeni astronomici, fra cui la rifrazione atmosferica.

Con l’equinozio nell’emisfero boreale entriamo astronomicamente nell’autunno e le ore di luce continueranno a diminuire fino al solstizio d’inverno. L’equinozio è stato osservato fin dall’antichità. Il passaggio fra estate e autunno coincideva con una fase fondamentale del calendario agricolo: il raccolto era in gran parte terminato e iniziava la preparazione alla stagione fredda.

Settembre e San Michele: quando iniziava la transumanza

Un’altra data importante nel calendario tradizionale era il 29 settembre, festa di San Michele Arcangelo. In numerose comunità rurali europee la ricorrenza di San Michele segnava uno spartiacque stagionale. Anche in Italia la data è stata storicamente collegata alla transumanza, lo spostamento stagionale delle greggi fra pascoli estivi e invernali.

Le tradizioni cambiavano da territorio a territorio. In alcune zone dell’Italia il calendario pastorale era scandito proprio dalle feste dedicate all’arcangelo: l’8 maggio e il 29 settembre potevano segnare le due estremità degli spostamenti stagionali.

Non è casuale che San Michele sia diventato una presenza importante lungo antichi percorsi pastorali e vie di pellegrinaggio. Settembre, dunque, non significava soltanto raccogliere. Significava anche rimettersi in cammino.

I frutti di settembre: fichi, uva, mele e pere

Prima dell’esistenza dei supermercati e della disponibilità quasi continua degli alimenti, ogni mese possedeva sapori molto più riconoscibili.

Settembre era uno dei periodi più ricchi dell’anno. Era il tempo dell’uva e dei fichi, ma anche di numerose varietà di mele e pere, delle prime noci e, a seconda delle zone e delle condizioni climatiche, dell’inizio della raccolta di castagne e altri frutti autunnali.

Era soprattutto il momento in cui una parte dell’abbondanza estiva veniva trasformata per poter durare. Frutta essiccata, conserve, mosto, vino e prodotti conservati raccontano un principio fondamentale della cultura contadina: settembre non era soltanto il mese del raccolto, ma quello in cui si cominciava a pensare all’inverno.

Anche i proverbi conservano questa memoria agricola. Il detto popolare “A settembre l’uva è fatta e il fico pende” descrive il momento della maturazione dei due frutti simbolo della fine dell’estate e invita a cogliere il momento. Ricorda la saggezza popolare: “Di settembre e d’agosto, bevi il vin vecchio e lascia stare il mosto”, il vino nuovo ha ancora bisogno di tempo.

Settembre è davvero autunno? Per la meteorologia, nell’emisfero boreale l’autunno comincia convenzionalmente il 1° settembre e comprende settembre, ottobre e novembre. Per l’astronomia, invece, l’estate continua fino all’equinozio. Dunque, per buona parte del mese viviamo una sorta di doppia stagione: meteorologicamente è già autunno, astronomicamente è ancora estate. Forse proprio per la sua natura sospesa il mese di settembre è così particolare.

Non è più agosto, ma non è ancora pienamente autunno: è il mese del rientro a scuola e al lavoro, ai soliti ritmi della vita quotidiana. Nei campi maturano gli ultimi frutti dell’estate mentre le giornate si accorciano. Si raccoglie ciò che è cresciuto nei mesi precedenti e contemporaneamente ci si prepara ciò che verrà. E dietro quello che oggi chiamiamo semplicemente “rientro” sopravvive un significato molto più antico: settembre è da millenni il mese in cui gli esseri umani raccolgono, ritornano e ricominciano.