L’economista De Molli: “Il capitale umano è la priorità”

CERNOBBIO (Como), 5 settembre 2026 – La prossima Legge di Bilancio non può limitarsi a distribuire risorse: deve scegliere dove costruire la crescita del Paese. Questo, in sintesi, il pensiero di Valerio De Molli, economista e ad di The European House-Ambrosetti, che invita a spostare il baricentro della manovra dal consenso immediato agli investimenti capaci di aumentare produttività e competitività. “La priorità dovrebbe essere sostenere la crescita potenziale del Paese”.

La ricetta?

“Investire nelle condizioni che aumentano produttività, occupazione qualificata e capacità competitiva delle imprese. In un contesto in cui l’innovazione e il capitale umano diventano sempre più decisivi, è fondamentale favorire investimenti e lavoro qualificato. Ridurre la pressione fiscale sul lavoro e incentivare l’innovazione può produrre benefici strutturali duraturi. Bisogna invece evitare misure che generano consenso immediato ma non aumentano la capacità competitiva del Paese nel medio e lungo periodo”.

Una priorità da finanziare e una spesa da ripensare?

“Se dovessi indicare una sola priorità, sceglierei il capitale umano. L’Europa dispone di 477 università tra le migliori 1.500 del mondo, contro le 184 degli Stati Uniti, e il programma Erasmus ha coinvolto oltre 16 milioni di giovani. Abbiamo quindi una grande base di competenze sulla quale costruire. La priorità dovrebbe essere rafforzare istruzione, ricerca, formazione continua e competenze digitali”.

Quanto alla spesa da ripensare?

“Occorre continuare il lavoro di revisione degli interventi meno efficaci, concentrando le risorse sulle misure che generano crescita, occupazione e innovazione”.

Qual è oggi il principale vantaggio competitivo europeo che rischiamo di non valorizzare abbastanza?

“Credo che il principale vantaggio competitivo dell’Europa sia la sua capacità unica di combinare innovazione economica, coesione sociale e qualità delle istituzioni. Spesso ci concentriamo sulle nostre fragilità, dimenticando che il nostro continente conta oltre 450 milioni di cittadini, rappresenta il più grande mercato integrato del mondo e ha costruito un modello che nessun’altra area geografica è riuscita a replicare, coniugando prosperità economica, inclusione sociale e qualità della vita. L’Europa non deve inseguire altri modelli: deve avere più fiducia nelle proprie caratteristiche distintive e trasformarle in un progetto di crescita e leadership globale”.

Qual è il passaggio che manca per trasformare queste eccellenze in crescita e produttività?

“Le eccellenze esistono già. Ciò che manca è la capacità di metterle a sistema. L’Europa detiene quote rilevanti dei brevetti mondiali nelle tecnologie industriali avanzate: il 59% nella componentistica per macchinari, il 56% nella componentistica per auto e treni, il 53% nelle tecnologie per la decarbonizzazione. Inoltre, nessun semiconduttore avanzato può essere prodotto senza la tecnologia sviluppata da Asml nei Paesi Bassi. Troppo spesso, però, l’innovazione nasce in Europa ma cresce altrove. Abbiamo bisogno di mercati più integrati, maggiori investimenti e minori frammentazioni normative. La sfida non è creare nuovi punti di forza, ma trasformare quelli esistenti in campioni globali”.

Come mobilitare il grande risparmio europeo per sostenere la crescita?

“L’Europa dispone di una delle più grandi masse di risparmio privato al mondo. Le famiglie europee risparmiano mediamente il 14,3% del proprio reddito, contro il 3,5% degli americani, e il patrimonio complessivo delle famiglie supera i 100 trilioni di euro. La sfida è creare le condizioni affinché una quota maggiore di queste risorse venga investita nell’economia reale europea. Un mercato dei capitali più integrato e una piena attuazione della Saving & Investment Union potrebbero contribuire a finanziare innovazione, infrastrutture, transizione energetica e crescita delle imprese”.

Le priorità per l’Italia?

“Aumentare la produttività. Questo significa investire in competenze, innovazione, infrastrutture fisiche e digitali e maggiore partecipazione al mercato del lavoro”.