Roma, 15 settembre 2026 – Da terra inospitale, nota solo per i suoi ghiacci eterni e gli orsi polari, l’Artico sta calamitando le brame di molte superpotenze, con tutte le conseguenze a livello geopolitico e ambientale. In rincorsa e con una posizione nettamente sfavorevole, ieri è arrivata anche l’Unione europea.
Dodici Paesi del club di Bruxelles si sono riuniti a Rovaniemi, cittadina solitamente nota per essere il paese di Babbo Natale e che ogni anno calamita migliaia di turisti per la sua atmosfera magica e la possibilità di vedere l’aurora boreale. Ieri ha ospitato un gruppo di politici pronti a giocarsi una partita a Risiko fra i ghiacci, o quel che ne rimane.
Al vertice hanno partecipato Finlandia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Svezia. Non l’Italia, nonostante sia un Paese osservatore del Consiglio Artico. Le minacce del presidente Trump di prendersi la Groenlandia e la presenza già consolidata di Russia e Cina nella zona hanno convinto la Commissione europea che è il momento di muoversi per non rimanere fuori anche da questa partita.
Il primo ministro finlandese: “L’Artico resti una regione di pace”
Il premier finlandese Petteri Orpo la tocca piano. “La Russia rappresenta la minaccia più grave e a lungo termine per la sicurezza e la stabilità dell’Artico e l’Ue deve considerare l’Artico, in particolare l’esteso confine tra Finlandia e Russia, come una frontiera strategica”, ha dichiarato, auspicando che l’Artico “rimanga una regione di pace, stabilità e cooperazione costruttiva, fondata sul diritto internazionale e sul rispetto dei diritti delle popolazioni indigene”.
Le possibilità che questo accada non sono molte, per il semplice fatto che la Russia è la protagonista assoluta della regione. Mosca controlla circa il 53% della costa dell’Oceano Artico, una quota nettamente superiore a quella di qualsiasi altro Paese. Seguono il Canada, con circa il 20-25%, la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, con il 10-15%, la Norvegia, con il 5-7%, e gli Stati Uniti, attraverso l’Alaska, con circa il 4%.
Il cambiamento climatico ridefinisce le rotte
Il riscaldamento globale sta cambiando rapidamente le caratteristiche climatiche del Nord del mondo. Le ricerche condotte dal 1993 al 2011 hanno evidenziato un aumento della temperatura media compreso fra 1,1 °C e 1,35 °C. L’agosto appena trascorso alle isole Svalbard ha fatto registrare temperature anche di 12 gradi superiori alla media stagionale.
Difficilmente ci si potrà fare il bagno, ma con una flotta di rompighiaccio e strutture portuali adeguate possono essere aperte nuove rotte commerciali che potrebbero diventare particolarmente floride. Lo sanno fin troppo bene Russia e Cina, che alla “rotta artica” lavorano da anni: Mosca mette i porti e i rompighiaccio, felice, una volta tanto, di potersi considerare indispensabile grazie alla sua posizione geografica; Pechino mette tutto il resto.
Una volta operativa, la rotta artica permetterà alle merci del Dragone di raggiungere i mercati occidentali molto più velocemente. Alla luce di questo scenario si comprendono meglio le mire espansionistiche del presidente Trump sulla Groenlandia. Gli Usa, in questo contesto, sono la grande potenza più tagliata fuori e non possono nemmeno contare sull’amicizia con il Canada, visti i rapporti a dir poco turbolenti inaugurati dalla seconda amministrazione Trump.
“Chiediamo all’Unione europea di assumere un ruolo più strategico e proattivo nell’Artico europeo”, si legge nella dichiarazione finale. “L’idea – spiega Tuomas Tikkanen, consigliere senior per gli Affari europei del primo ministro finlandese Petteri Orpo – è essenzialmente quella di rafforzare l’approccio strategico comune dell’Ue verso l’Artico, in un contesto in cui l’importanza geopolitica ed economica della regione sta crescendo notevolmente”.