Un posto al sole chiude? Cosa sta succedendo. Patrizio Rispo chiede “maggiore attenzione” alla Rai

Ogni tanto torna a circolare la stessa domanda, quella capace di far sobbalzare sulla sedia migliaia di spettatori: Un posto al sole sta per chiudere? La risposta, almeno per ora, è no. Eppure, dietro l’ennesimo allarme sul futuro della storica soap di Rai 3 c’è una questione reale, sollevata da uno dei suoi volti simbolo: Patrizio Rispo.

L’attore che dal 1996 interpreta Raffaele Giordano, il portiere di Palazzo Palladini, ha parlato delle difficoltà attraversate dalla produzione e ha rivolto un appello alla Rai. Non si tratta di un annuncio di chiusura, dunque, ma della richiesta di dedicare maggiore attenzione a una serie che si prepara a raggiungere un traguardo tutt’altro che ordinario.

Un posto al sole taglia il traguardo dei 30 anni

Sono passati tre decenni dal debutto e il prossimo 21 ottobre Un posto al sole si appresta a celebrare il suo storico anniversario. Con la puntata numero 7053 arriverà una ricorrenza che, per una produzione italiana, ha il sapore dell’impresa: tre decenni trascorsi quasi senza soluzione di continuità dentro l’access prime time di Rai 3.


Nel frattempo è cambiato praticamente tutto. Sono cambiate le abitudini del pubblico, il modo di fare televisione e persino il rapporto degli spettatori con le fiction. La soap, però, è rimasta al suo posto, attraversando cambiamenti nel cast, addii, ritorni e inevitabili trasformazioni narrative.

A festeggiare questo anniversario ci sono anche alcuni degli interpreti che hanno accompagnato il pubblico fin dagli esordi. Oltre a Rispo, tra i volti storici figurano Marzio Honorato che interpreta Renato, Luisa Amatucci che presta il volto a Silvia, Alberto Rossi in cui il pubblico riconosce Michele Saviani, Marina Tagliaferri che è sempre stata Giulia Poggi e Germano Bellavia che interpreta il simpatico Guido Del Bue. Negli anni sono inoltre tornati nella serie Maurizio Aiello e Luigi Di Fiore.

L’appello di Patrizio Rispo alla Rai

Proprio mentre si avvicina il compleanno, però, Rispo ha deciso di accendere i riflettori su un altro aspetto della storia di Un posto al sole: quello produttivo.

Il cast di Un posto al sole

Ai microfoni de Il Mattino, l’attore ha tracciato un quadro poco rassicurante sul momento vissuto dalla soap, alle prese anche con risorse economiche più contenute. Secondo Rispo, negli anni la serie avrebbe progressivamente ridotto la possibilità di girare in esterna e di costruire una produzione più ambiziosa dal punto di vista cinematografico.
Il suo appello alla Rai è quindi quello di non dare per scontato un successo che, stagione dopo stagione, continua a trovare spazio nel palinsesto.

Un posto al sole, ha ricordato l’attore, raggiunge circa il 10% di share in una fascia particolarmente competitiva.

Le sue parole, tuttavia, non equivalgono a un annuncio sulla fine della soap. Non c’è, nelle dichiarazioni di Rispo, la conferma di una chiusura imminente. Il tema sollevato è piuttosto quello della necessità di continuare a investire nel progetto e nelle persone che lo rendono possibile.

Una famiglia che dura da tre decenni

Il successo di Un posto al sole non si misura soltanto con i numeri. Per Rispo, una parte importante della forza della serie sta nel rapporto costruito con il pubblico.

Dopo trent’anni, gli spettatori conoscono i personaggi quasi come fossero persone di casa. E lo stesso vale per gli attori: per chi guarda, Patrizio Rispo e Raffaele Giordano sono ormai quasi la stessa persona. Un legame particolare, nato da una presenza quotidiana che ha attraversato generazioni.

La soap, inoltre, ha rappresentato un vero laboratorio per numerosi interpreti. Nel corso degli anni sono passati da Palazzo Palladini attori che hanno poi costruito carriere importanti anche lontano da Napoli, come Serena Rossi.

Da progetto rischioso a pilastro della Rai

E pensare che all’inizio il futuro di Un posto al sole era tutt’altro che scontato. I primi anni, ha raccontato Rispo, furono segnati dall’incertezza. Il cast e la troupe lavoravano in condizioni molto diverse da quelle attuali e la produzione richiedeva ritmi allora considerati particolarmente impegnativi.

L’idea, però, era anche più grande di una semplice soap. Il progetto doveva contribuire a costruire a Napoli un vero polo produttivo audiovisivo, proprio attraverso gli studi Rai della città.
Da quella scommessa è nata una delle realtà più longeve della televisione italiana.

Un posto al sole non chiude, ma il futuro resta un tema

Il punto, dunque, non è preparare i fazzoletti per un addio. Un posto al sole non risulta essere arrivato alla sua ultima puntata. L’intervento di Patrizio Rispo riapre semmai una discussione sul futuro della serie e sulle risorse destinate a mantenerla competitiva.

La soap ha dimostrato di saper cambiare insieme al pubblico, raccontando negli anni questioni sociali, familiari e civili attraverso le vicende dei suoi protagonisti.

È proprio questa capacità di parlare alla vita quotidiana ad averla trasformata, secondo Rispo, in una sorta di “realtà parallela” nella quale gli spettatori continuano a riconoscersi.

A trent’anni dal debutto, quindi, la domanda non sembra essere tanto se Un posto al sole debba chiudere, quanto piuttosto quale futuro si voglia costruire per una produzione che ha fatto della continuità la sua caratteristica principale. E l’appello di Raffaele, questa volta, è rivolto direttamente a chi quella storia può ancora scegliere di sostenerla: la Rai.