La contemporaneità televisiva e cinematografica è scandita da remake e sequel. Un’esigenza data anche dai gusti del pubblico che sono sempre più difficili da intercettare, quindi piuttosto che osare – in taluni casi – è preferibile scandagliare fra l’usato sicuro. Lo ha fatto, in qualche maniera, anche Prime Video che – dopo aver spremuto fino all’inverosimile un contenuto come Lol in versione italiana – torna ad attingere dall’America per cercare di portare nello Stivale una nobile arte come quella del roast. L’abilità di mettere alla berlina qualcuno pubblicamente in modo goliardico e pungente.
La tradizione parte dagli USA negli anni Cinquanta. Precisamente nel 1949. Il primo evento ufficiale riconosciuto fu quello per il cantante e attore Maurice Chevalier. Poi la tendenza ha iniziato a prendere piede nei locali e in televisione, ma il roast americano ha l’abitudine di non fare sconti. Arrostisce, come indica il termine letteralmente, celebrità pubbliche di qualsiasi settore senza sconti. Sempre e solo attraverso battute dialettiche, ma lo scontro diventa pesante e gli interlocutori devono accettarlo. Queste sono le regole e il punto d’interesse per ogni genere di platea.
L’arte del roast torna su Prime Video
Portare una dinamica simile in Italia, soprattutto in televisione, non è mai facile perché la satira è sempre stata considerata come un’arte scomoda e controversa. Nello Stivale la comicità più universalmente accettata è quella delle parodie e dei monologhi leggeri, in cui si parla del tempo, della vita quotidiana e della routine lavorativa. Senza prendere di mira nessuno o tantomeno toccare argomentazioni scomode. Il roast, invece, è scomodo e provocatorio per definizione. Prime Video, tuttavia, ha voluto gettare il cuore oltre l’ostacolo e portare Roast in Peace anche in Italia.
La prima edizione del programma è andata in scena nel 2025: l’esperimento non è riuscito. O meglio: i satiri di talento c’erano, i personaggi pubblici da prendere in giro anche. Il risultato finale, però, è stato con il freno a mano tirato. TvBlog non ha risparmiato di sottolineare quanto, all’epoca, servisse una sferzata nelle battute e nella temperatura di puntate. Decisamente troppo tiepida. A un anno di distanza l’atmosfera è decisamente cambiata, in meglio. Prime Video ha selezionato un altro tipo di “vittime”: Fedez, Alessandro Borghese, Simona Ventura e Asia Argento. La volontà è sempre quella di riuscire a prendere rappresentanti dello star system di vario genere e settore di riferimento.
Una selezione più accurata
I comici chiamati ad arrostire artisti illustri sono stati: Stefano Rapone, Max Angioni, Martina Catuzzi ed Eleazaro Rossi. È stata fatta una piccola cernita rispetto alla prima stagione, questo è stato un bene. Avere esclusivamente comici esperti di satira ha aiutato nella riuscita del programma. Lo scorso anno c’erano anche altre tipologie di intrattenitori che utilizzavano la comicità in modo diverso, facendo leva su un umorismo più standard rispetto alla satira vera e propria. Stavolta il criterio è maggiormente stringente e la differenza si vede. Il risultato finale è una trasmissione perfetta e ricca di battute al vetriolo.

Si vanno a toccare, con sagacia e sapienza, anche argomentazioni scomode come la malattia o qualche pettegolezzo di troppo. Senza scrupoli ma con competenza e un pizzico di cinismo. Siamo ancora lontani dai fasti dell’America, ma anche in Italia si comincia a capire che la satira funziona quando viene fatta liberamente senza alcun tipo di censura o freno inibitorio. Un inserimento come quello di Martina Catuzzi è sinonimo di salto di qualità perché un’artista simile ha sempre avuto la prerogativa di alzare l’asticella della tenzone, a prescindere dall’interlocutore che aveva davanti.
Comici senza remore
Lo stesso può dirsi per un comico fatto e finito come Max Angioni. Un discorso a parte dev’essere fatto per Stefano Rapone ed Eleazaro Rossi: loro c’erano anche lo scorso anno. Il difetto principale, per quanto li riguarda, è stato quello di non riuscire ad affondare il colpo a livello dialettico dinnanzi a personalità importanti come Selvaggia Lucarelli e Roberto Saviano. Con Simona Ventura, Alessandro Borghese, Fedez e Asia Argento hanno avuto meno remore e per questo più successo.
Le battute sono entrate e anche le reazioni della platea hanno avuto un certo peso. Prime Video ha capito che il roast è una cosa seria: non si tratta di un ossimoro funzionale solo in tv, andare a scandagliare un’arte simile vuol dire fare i conti con una liturgia ben precisa. La seconda edizione di RIP sembra aver colto quest’esigenza alla perfezione anche grazie a una padrona di casa come Michela Giraud che sembra essere sempre più vicina alla sua versione artistica dei live. Ormai non sente più l’onere della telecamera e non vive la trasmissione come un “fardello” da portare a termine. Si diverte e fa divertire anche gli altri.
Un salto di qualità importante
Insomma Roast in Peace 2 è un salto di qualità importante sotto ogni punto di vista, rispetto alla prima edizione è stata chiara la volontà di migliorare e attingere ai fasti a stelle e strisce. Anche in Italia sappiamo fare satira, l’importante è farlo capire alle produzioni televisive che ogni tanto – non sempre – iniziano a fidarsi con risultati soddisfacenti.