Misano, 70enne chiede 200mila euro dopo una caduta davanti al bar: i giudici respingono la richiesta

Nel novembre del 2021, secondo il suo racconto, una donna di 70 anni sarebbe inciampata in un tappeto posizionato davanti all’ingresso di un bar di Misano Adriatico, finendo contro la porta a vetri e perdendo i sensi. A seguito dell’incidente aveva riportato traumi alla spalla, al volto e alle ginocchia e aveva chiesto ai proprietari del locale un risarcimento superiore ai 200mila euro.

La donna aveva raccontato di essere entrata nel bar insieme a un’amica per prendere un caffè. Il suo piede, secondo la ricostruzione fornita in tribunale, sarebbe “restato imprigionato dal rialzo del tessuto” del tappeto, provocandole la perdita dell’equilibrio. La caduta sarebbe poi proseguita in avanti: “Ed andava a sbattere violentemente con il viso contro la porta d’ingresso in vetro e con la spalla ed il ginocchio sul pavimento”, fino a rimanere “semi-svenuta a terra e incapace di rialzarsi”.

La distanza dalla porta non convince i giudici

La vicenda è arrivata davanti alla Corte d’Appello di Bologna, che nei giorni scorsi ha respinto le richieste della 70enne, confermando la decisione del primo grado. La donna è stata inoltre condannata al pagamento di 12mila euro di spese legali.

Al centro della decisione c’è soprattutto la dinamica della caduta. I giudici hanno osservato che, considerando l’altezza della donna e la posizione del tappeto, il movimento descritto non sarebbe compatibile con l’impatto contro la porta.

“Se il piede destro della donna era rimasto imprigionato dal rialzo del tappeto e vi finiva sotto, cadendo in avanti, il viso della donna poteva al massimo arrivare alla profondità corrispondente alla sua altezza di un metro e 58 centimetri e non avrebbe mai raggiunto la soglia del bar per colpire il vetro dell’ingresso a due metri e mezzo di distanza”.

Per i giudici è possibile che una persona inciampando perda l’equilibrio e finisca a una certa distanza, ma la dinamica descritta dalla donna non sarebbe compatibile con il fatto che il piede fosse rimasto incastrato nel tappeto.

Le testimonianze e il verdetto

Nel corso del procedimento sono emerse anche versioni differenti sull’accaduto. Una testimone presente all’interno del bar ha riferito di aver visto la donna inciampare sul proprio cagnolino, che aveva al guinzaglio. L’amica che era con la 70enne, invece, ha negato la presenza dell’animale.

Secondo i giudici, tuttavia, anche considerando una diversa ricostruzione dell’episodio, rimane il problema della distanza tra il tappeto e la porta a vetri. Nella sentenza si legge: “E’ la dinamica descritta dalla a essere più improbabile, atteso che ella afferma di aver sbattuto il viso contro la porta a vetri del bar, inciampando nel tappeto, il cui bordo però si trova a circa due metri e mezzo dalla porta”.

I proprietari del locale avevano sempre negato che la donna fosse inciampata nel tappeto. Per la Corte, spettava quindi alla 70enne dimostrare il collegamento tra il tappeto e la caduta. “Ossia la riferibilità causale del danno alla cosa in custodia al bar, e tale onere non è stato assolto, perché non è stata raggiunta la prova che sia caduta per essere inciampata nel tappeto”. L’appello è stato quindi respinto e la richiesta di risarcimento non è stata accolta.

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