Più deficit, gelo Lega-FdI. Salvini: altri 8 miliardi per i cantieri. Il partito della premier: no ai voli pindarici

Roma, 24 settembre 2026 – La crescita italiana tiene meglio del previsto, ma la manovra entra nel suo passaggio più delicato. Da una parte Matteo Salvini chiede otto miliardi per non fermare i cantieri e non esclude maggiore deficit; dall’altra Fratelli d’Italia frena. In mezzo c’è Giancarlo Giorgetti, che rivendica la linea seguita finora e rinvia ogni scelta ai numeri di inizio ottobre. Intanto, dietro il mancato calo del deficit sotto il 3%, emerge anche il nodo degli investimenti di Anas e Rfi e delle spese contabilizzate attraverso i partenariati pubblico-privato.

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La linea di Salvini

Il leader della Lega insiste: “A me servono 8 miliardi entro il 31 dicembre” per coprire maggiori costi di opere già realizzate e impedire il blocco dei cantieri. Lo scostamento, precisa, è “un mezzo, non un fine”: se le stesse risorse arriveranno da una manovra “importante e coraggiosa”, potrà anche non esserci. Ma l’avvertimento politico resta: “O scommettiamo sulla crescita o tiriamo il freno a mano”. Da FdI Marco Osnato marca la distanza: investimenti sì, ma “in un quadro di compatibilità della finanza pubblica”, senza “voli pindarici”. E considera lo scostamento, oggi, non la soluzione preferibile. È la prima faglia vera nella maggioranza sulla legge di bilancio.

FRANCESCO MARIA CHELLI, PRESIDENTE ISTAT, DARIA PERROTTA, RAGIONERIA DELLO STATO

L’agenda di Giorgetti

Il ministro dell’Economia resta sulla linea della prudenza. “Prima di tutto andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica”, con le nuove previsioni su tassi d’interesse, materie prime e scenario macroeconomico. “All’inizio del prossimo mese di ottobre si saranno chiarite le intenzioni strategiche e politiche di intervento del governo”. Le priorità, però, le indica già: riduzione dell’Irpef per il ceto medio e volontà di rendere strutturale l’eliminazione del bollo auto. Giorgetti respinge anche l’idea di un fallimento sui conti: “Abbiamo preso atto dei dati Istat, abbiamo fallito? Siamo assolutamente in linea con il preventivato”. E utilizza l’aggiornamento Ocse come conferma: la stima sul Pil 2026 sale dallo 0,5 allo 0,9% e “questo non ci pone in coda in Europa”.

Il caso Anas-Rfi

Sul 3,1% del deficit si apre però un altro capitolo. Secondo la ricostruzione dell’Ansa, una parte rilevante dello scostamento rispetto alle attese deriva dagli investimenti infrastrutturali: nel 2025 Anas e Rfi avrebbero sostenuto circa 700 milioni di spese in più rispetto a quanto previsto in primavera, ai quali si aggiungono circa 1,3 miliardi collegati a partenariati pubblico-privato. Non risultano violazioni di regole o accordi: il problema è nella tempestività con cui queste informazioni entrano nei conti pubblici. Giorgetti ne fa anche una questione di metodo statistico.

Il continuo aggiornamento dei dati Istat, riconosce, “trova il suo fondamento in precise esigenze statistiche”, ma “ha un impatto rilevante” sulle decisioni di bilancio perché modifica a posteriori parametri utilizzati nella sorveglianza europea. Il Mef, aggiunge, ha già chiesto di rafforzare il sistema di rilevazione dei partenariati pubblico-privato, oggi “non sempre compatibile con le esigenze della compilazione dei conti”.

I voti dell’Ocse

L’Ocse offre intanto un quadro a due facce. Per il 2026 porta la crescita italiana allo 0,9%, quattro decimi più delle previsioni di giugno, ma per il 2027 resta allo 0,6%. Stefano Scarpetta parla di un’economia “più resiliente” del previsto, sostenuta da consumi e investimenti, compresi quelli del Pnrr. Il problema arriva dopo: il Pnrr si esaurirà alla fine del 2026 e uno dei motori della crescita verrà meno. Da qui l’invito dell’Ocse a proseguire con le riforme strutturali per produttività e sviluppo. E con il nuovo shock energetico le risorse pubbliche andranno concentrate sui soggetti più esposti, evitando di consumare tutto lo spazio fiscale disponibile.

La flessibilità

Resta infine il confronto con Bruxelles sulla clausola per energia e difesa. Giorgetti ricorda di lavorarci da mesi: l’uscita anticipata dalla procedura avrebbe reso il meccanismo più semplice, ma il governo continua a trattare con la Commissione. Il punto è evitare che nuova spesa faccia slittare ancora il ritorno sotto il 3%. È su questo che si chiude il cerchio della manovra.

Salvini vuole più investimenti subito; FdI invita alla cautela; Giorgetti prova a preservare spazio fiscale e credibilità. La revisione al rialzo dell’Ocse aiuta politicamente il governo, ma non crea coperture. E il caso Anas-Rfi mostra quanto, con le nuove regole europee, anche poche centinaia di milioni possano diventare decisive quando il margine si misura sul filo dei decimali.