Roma, 27 settembre 2026 – Avanti con i ribassi dei prezzi della benzina, ma in ordine sparso. Con l’inevitabile caccia al pieno meno costoso da parte degli automobilisti.Da oggi, infatti, nelle stazioni Enilive si pagheranno 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel, in modalità self service. Il differenziale rispetto ai prezzi medi nazionali è consistente: 16,9 centesimi in meno al litro per la benzina e 18,7 per il gasolio, uno sconto vicino all’8%. La misura durerà inizialmente trenta giorni, con la possibilità di una proroga fino alla fine dell’anno in base all’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Ma avrà anche un costo rilevante peril colosso dell’energia: circa 100 milioni di euro al mese, 300 milioni fino a dicembre. Per ora, l’effetto traino auspicato dal governo, è limitato.
A seguire l’Eni saranno le pompe targate Ip. Ad annunciarlo è stata Socar, la compagnia energetica statale dell’Azerbaigian che lo scorso maggio ha acquisito Italiana Petroli da Api Holding. Lo “sconto”, però, potrebbe essere inferiore. Il limite sarà applicato progressivamente a partire dagli oltre 4mila punti vendita a marchio Ip, compresi partner e gestori convenzionati. La società non ha ancora indicato né il livello massimo dei prezzi né la data della piena entrata in vigore, spiegando che i valori saranno definiti tenendo conto delle esigenze della filiera. Allo studio c’è anche l’estensione del meccanismo alle stazioni Esso e agli altri operatori che siriforniscono da Ip.
Una scelta che Palazzo Chigi ha accolto con favore. “È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti”, ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Il governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d’acquisto”, ha aggiunto la premier. Soddisfatto anche il vicepremier, Antonio Tajani: “Ha vinto la nostra linea, quella del dialogo con le imprese”. Sul fronte opposto cresce però la preoccupazione dei distributori indipendenti che, con 12mila stazioni, coprono circa il 50% dei punti vendita. Assopetroli giudica i prezzi fissati da Eni “impraticabili” per una parte rilevante della rete, perché gli operatori più piccoli sostengono costi di acquisto superiori.
L’associazione teme quindi possibili distorsioni della concorrenza e ha convocato una riunione d’emergenza. L’effetto traino arriva mentre la corsa dei prezzi alla pompa non accenna a fermarsi. Sulla rete stradale nazionale la benzina self service ha raggiunto una media di 2,159 euro al litro, mentre il gasolio è salito a 2,377 euro. In autostrada il diesel si è spinto fino a 2,459 euro al litro. L’intervento dei grandi gruppi non basta, inoltre, a spegnere la protesta delle categorie più esposte. Dopo gli autotrasportatori, che non escludono uno sciopero in assenza di una convocazione del governo, anche i tassisti sono pronti a fermarsi. “Se non ci convocano siamo costretti a fermarci”, ha avvertito il presidente di itTaxi, Lorenzo Bittarelli. Anche Federtaxi Cisal chiede interventi concreti, dalla riduzione delle accise all’aumento del credito d’imposta, e si dice pronta “a scendere in piazza”.
Per le famiglie, intanto, il risparmio può essere significativo. Secondo Adusbef, un pieno da 50litri consentirà di risparmiare 8,45 euro sulla benzina e 9,35 sul diesel. Per una famiglia con due auto, Unimpresa stima un beneficio fino a 17,80 euro alla settimana, circa 76-80 euro nel primo mese e oltre 240 euro se il tetto venisse prorogato fino alla fine dell’anno. Ma, secondo la Cgia, persino con lo sconto Eni la benzina costa il 19,2% in più e il diesel il 27,3% in più rispetto al 27 febbraio scorso. La mossa dell’Eni potrebbe comunque offrire al governo il tempo per mettere a punto misure selettive a sostegno dei ceti più deboli e delle categorie maggiormente esposte. E non è escluso che in settimana i leader di maggioranza possano vedersi, forse già oggi, per fare il punto sull’emergenza caro-carburanti, ma anche sulle altre questioni aperte, dalla clausola per usare la flessibilità su energia e difesa alla manovra.