The art of the deal. Trump a Xi, “vuoi comprare armi da noi?”. Le rivelazioni dell’ambasciatore Usa a Pechino

Donald Trump ha chiesto a Xi Jinping, “a un certo punto”, se la Cina fosse interessata ad acquistare armi americane. Lo ha riferito, in un’intervista a Fox News, l’ambasciatore americano a Pechino, David Perdue.

“Il presidente Trump continua a dire: ‘Ehi, noi vendiamo armi ad altri Paesi nel mondo’. Di fatto, a un certo punto ha chiesto al presidente Xi se volesse acquistarne qualcuna”.

Dal 1989 nessuno ha rimosso l’embargo sulle armi alla Cina

La rivelazione è maturata in risposta alle domande sul fatto se Trump avesse ritardato l’approvazione del pacchetto record di vendita di armi a Taiwan, da 14 miliardi di dollari, nel tentativo di compiacere Xi ed evitare di compromettere gli incontri con il leader cinese.

The art of the deal. Trump a Xi, “vuoi comprare armi da noi?”. Le rivelazioni dell’ambasciatore Usa a Pechino (foto Ansa-Blitzquotidiano)

La Casa Bianca ha fatto sapere al New York Times che un piano per vendere armi alla Cina non esiste, se non altro perché, ribadisce il Dipartimento di Stato, sarebbe illegale visto che dal 1989, dopo i fatti di Tienanmen, è in vigore l’embargo sulla vendita di armi e tecnologia militare a Pechino condiviso con l’Europa e mai rimosso.

Pechino non ha commentato, Washington nega il piano, ma dall’amministrazione Usa nessuna smentita alle parole del presidente.

Perdue non ha chiarito se Trump abbia avanzato la proposta durante il vertice di questa settimana o in un’altra occasione, come a Pechino lo scorso maggio.

Le dichiarazioni del tycoon sono più sorprendenti considerando che la sua amministrazione ha espresso preoccupazione per il sostegno fornito da Pechino all’Iran, inclusa la tecnologia a duplice uso con applicazioni militari, e considera la Cina il suo principale rivale militare.

Prima del vertice, Taiwan e gli alleati americani temevano che Trump potesse indebolire il sostegno Usa all’isola per ottenere qualcosa in cambio da Xi. The Donald, parlando dell’incontro di maggio, aveva destato preoccupazione affermando che la vendita di armi a Taiwan rappresentava un’utile “merce di scambio” nei negoziati.

Lo stallo sui 14 miliardi di armi a Taiwan

Perdue ha respinto i timori sulla posizione di Trump per Taipei, affermando che il presidente è stato “deciso su Taiwan come nessun altro io abbia mai visto”, e ha smentito le voci secondo cui Trump avrebbe ritardato il pacchetto di vendita di armi da 14 miliardi di dollari per compiacere la Cina.

Perdue ha ribadito che la politica Usa nei confronti di Taiwan non è cambiata, inclusa la politica della “Unica Cina”, in base alla quale Washington riconosce Pechino come governo della Cina e prendendo atto, pur senza accettarla, della sua rivendicazione di sovranità su Taiwan.

Perdue non ha voluto discutere le tempistiche del pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari, limitandosi a dire che le trattative sono “in corso”

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