Aosta, 28 settembre 2026 – L’immagine di una bandiera arcobaleno del Pride che si trasforma in una svastica, con una didascalia: “Questioni di prospettiva…”. Ad Aosta, dopo il Pride di sabato scorso, a cui hanno partecipato oltre 3mila persone, l’arcobaleno si è subito trasformato in una tempesta, che ha coinvolto anche il vescovo della città.
Perché l’autore dell’immagine, pubblicata sullo stato di WhatsApp, è Gilbert Turcotti, il suo segretario personale. Non si è fatta attendere la polemica, di cui oggi dà notizia il settimanale locale Gazzetta Matin. “Trasformare la bandiera del Pride in una svastica è un insulto alla memoria delle persone omosessuali e trans perseguitate, deportate e uccise dal nazismo”, dichiara Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride.
Il vescovo, Franco Lovignana, vice presidente della conferenza episcopale piemontese, ha dovuto precisare, in una nota, che “la posizione della diocesi su qualsiasi avvenimento, situazione o argomento viene sempre ed esclusivamente espressa attraverso i canali ufficiali” e che, dunque, “ogni altra presa di posizione, da chiunque espressa, riveste il carattere di parere personale di chi la esprime”.
Una posizione che non soddisfa gli organizzatori dell’Aosta Pride. “Non è la presa di distanza che avevamo chiesto”, ribatte Alice Sartore: “Nel comunicato non c’è una parola sull’immagine, né un pensiero per le persone che si sono sentite colpite. Chiamarlo parere personale non cambia ciò che quell’immagine rappresenta, né il ruolo di chi l’ha diffusa. Avevamo detto che il silenzio sarebbe stato già una risposta: una precisazione che non dice nulla gli somiglia molto. Da parte nostra, continueremo a valutare come tutelarci in ogni sede opportuna”.