Per decenni il premio è passato dai gettoni d’oro, più che dalle banconote, per via delle regole sui giochi a premi. Oggi a chi trionfa in un quiz televisivo può arrivare anche con bonifico bancario. Ma tra tasse, costi e quotazione dell’oro, la domanda resta la stessa: quanto incassa davvero chi vince?
Perché per decenni i premi tv sono stati pagati in gettoni d’oro
La storia dei gettoni d’oro nasce con la televisione italiana degli anni Cinquanta, quando i primi grandi quiz televisivi portavano nelle case premi che sembravano enormi. Non era solo una trovata da studio, anche se poi è diventata parte del mito. C’era una ragione precisa: la legge.
Le regole sulle manifestazioni a premio vietavano di consegnare denaro contante nei giochi, per evitare che quei programmi finissero per assomigliare al gioco d’azzardo. Così le produzioni scelsero l’oro: un bene dal valore chiaro, riconoscibile, misurabile. Il premio c’era, insomma. Ma non arrivava in banconote.
Antimo Verde, studioso di mass media e autore di Tv, quiz e milioni, ha spiegato a Oggi che questa prassi rendeva anche più semplice la gestione per le produzioni. La vincita veniva trasformata in metallo prezioso, calcolato sulla base della quotazione dell’oro. Poi, finiti gli applausi e spenti i riflettori, cominciava un’altra storia. Meno televisiva, più burocratica. E spesso meno ricca di quanto sembrasse.
Dalla cifra annunciata in studio al banco metalli
Quando un concorrente vince a un programma come La ruota della fortuna, Affari Tuoi o altri format a premi, la somma annunciata in studio non coincide sempre con quella che finirà sul conto corrente. Dopo la registrazione, o dopo la diretta, entra in scena il banco metalli: l’operatore che si occupa di coniare i gettoni e di gestire la consegna del premio.
Il vincitore viene contattato in un secondo momento, di solito non il giorno stesso. Gli viene comunicato il numero di gettoni d’oro legato alla vincita. A quel punto può scegliere: riceverli materialmente oppure rivenderli subito allo stesso banco metalli, ottenendo un accredito in denaro. La prima strada è poco battuta, anche per motivi pratici. Tenere oro in casa non è proprio la soluzione più comoda.
La seconda è quella scelta più spesso. Il concorrente accetta la conversione e aspetta il pagamento. I tempi cambiano in base al regolamento del programma e agli adempimenti previsti. Nel frattempo, però, il valore del premio può muoversi, perché l’oro non ha una quotazione fissa. Sembra un dettaglio tecnico. In realtà pesa eccome.
È il caso, citato da Oggi, di Giulia Smargiassi, 35 anni, di Urbino, titolare di una scuola di lingue, che a La ruota della fortuna su Canale 5 ha vinto 430 mila euro. Una cifra importante, festeggiata in studio. Poi, come accade in questi casi, arriva la parte meno spettacolare: documenti, controlli, modalità di pagamento.
Conio, oro e tasse: così il montepremi si assottiglia
Il punto vero è capire quanto resta al vincitore quando i gettoni d’oro vengono trasformati in denaro. La cifra vista in trasmissione è lorda rispetto a una serie di passaggi successivi. Contano la quotazione dell’oro al momento della riscossione, i costi di fusione, il conio, le commissioni e le tasse previste.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Oggi, solo fusione e conio possono pesare per circa il 20-30% dell’importo vinto. Poi si aggiungono altre voci, tra costi fiscali e commissioni per convertire il metallo prezioso in denaro. Alla fine, la perdita complessiva può andare dal 30 al 50% del montepremi.
Tradotto: una vincita da 100 mila euro in gettoni può diventare un incasso molto più basso, in certi casi vicino alla metà. Non perché il premio venga meno, ma perché il sistema dei gettoni d’oro porta con sé passaggi costosi. “Molti concorrenti lo scoprono davvero solo dopo”, raccontano spesso gli addetti ai lavori, quando l’emozione della puntata lascia spazio ai conteggi.
C’è anche un altro fattore: il valore dell’oro può salire o scendere tra il giorno della vittoria e quello della liquidazione. Se sale, può aiutare. Se scende, riduce ancora l’incasso. Per questo la cifra in sovrimpressione non va letta come il netto garantito al vincitore. È il punto di partenza, non il bonifico finale.
Dal 2019 il bonifico cambia tutto, Mediaset compresa
Dal 1° gennaio 2019 le produzioni dei quiz televisivi possono pagare le vincite anche con bonifico bancario. Una strada più semplice per il concorrente e più chiara nei passaggi economici. Il cambiamento è arrivato con l’evoluzione delle regole sulle manifestazioni a premio e con una maggiore attenzione alla trasparenza verso chi partecipa ai programmi.
Mediaset, secondo quanto riportato da Oggi, ha adottato stabilmente il pagamento tramite bonifico. Per chi vince, la differenza si vede subito: niente costi di conio, niente oscillazioni legate alla vendita dell’oro. Resta la trattenuta fiscale prevista dalla legge italiana, pari al 20%. Quindi, su una vincita da 100 mila euro pagata con bonifico, il netto diventa 80 mila euro.
Il sistema è più facile da capire anche per il pubblico. La cifra annunciata resta lorda, ma il calcolo è meno opaco rispetto al vecchio percorso dei gettoni d’oro. Meno passaggi, meno sorprese, meno telefonate con il banco metalli.
Il mito dei gettoni, però, resiste. È un pezzo della storia della televisione italiana, come le cabine, le buste, i pacchi e le ruote illuminate. Oggi però dietro la parola vincita c’è una differenza decisiva: se il premio viene pagato in gettoni d’oro, l’incasso può calare parecchio; se arriva con bonifico bancario, il concorrente sa molto meglio quanto porterà davvero a casa.