Irlanda Austria si ferma: palline da tennis pro Palestina e invasione di campo a Dublino. Ecco cosa è successo

Il match di Nations League interrotto due volte dalle proteste: in campo l’Austria rimonta da 2-0 e strappa il pareggio

Non si placano le proteste attorno alla Nazionale irlandese. Dopo le tensioni legate alla partita contro Israele, anche la sfida contro l’Austria, andata in scena all’Aviva Stadium di Dublino, è stata segnata da una manifestazione a sostegno della Palestina.

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Palline da tennis in campo al 19′

Al 19′ del primo tempo, con l’Irlanda avanti 1-0 grazie alla prima rete di Troy Parrott, alcuni manifestanti legati alla campagna Stop the Game hanno lanciato sul terreno di gioco diverse palline da tennis decorate con la bandiera palestinese, interrompendo momentaneamente l’azione. L’arbitro ha ordinato ai calciatori di fermarsi per una breve pausa, prima di far riprendere regolarmente il gioco.

Un’invasione di campo e la solidarietà a Bazunu

Non è stato l’unico episodio della serata: prima del fischio d’inizio, diversi manifestanti si erano già radunati all’esterno dello stadio per protestare contro la decisione della Federazione di disputare le gare contro Israele, mostrando solidarietà al portiere della Nazionale Gavin Bazunu, che aveva scelto di non prendere parte a entrambe le sfide contro gli israeliani. Nel corso della manifestazione, inoltre, una persona è riuscita a introdursi sul terreno di gioco mostrando una bandiera palestinese, prima di essere prontamente allontanata dalla sicurezza.

Rimonta austriaca e risultato finale

Sul piano sportivo, la squadra di Heimir Hallgrímsson, ct islandese della Nazionale irlandese, si era portata sul doppio vantaggio con la doppietta di Parrott, al 12′ e al 45′ su calcio di rigore. Nella ripresa, però, l’Austria di Ralf Rangnick ha trovato la rimonta con le reti di Alexander Prass al 71′ e Michael Gregoritsch al 77′, fissando il risultato sul 2-2 finale. Il prossimo impegno della Nazionale irlandese, la gara “casalinga” contro Israele, si disputerà a porte chiuse in Serbia il 4 ottobre, lontano dai propri tifosi per motivi di sicurezza.