Intesa Sanpaolo rilancia su Montepaschi. L’offerta cash sale di 0,25 euro per azione

Milano, 4 ottobre 2026 –  L’ipotesi di un rilancio sul prezzo dell’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps era nell’aria da giorni e ieri ha preso forma al termine di una giornata in cui si sono rincorsi rumor sempre più insistenti. Nel tardo pomeriggio, un consiglio di amministrazione straordinario della banca guidata da Carlo Messina ha deciso di migliorare le condizioni economiche dell’Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) sul Monte dei Paschi di Siena portando la parte in contanti da 1 euro a 1,25 euro per azione. In caso di adesione totalitaria, il controvalore complessivo dell’operazione sarà pari a 31,4 miliardi di euro di cui 27,6 miliardi in azioni e 3,8 miliardi cash.

E’ il modo che Messina ha trovato per rendere più appetibile la sua proposta in vista dell’assemblea del Monte del 29 ottobre, nella quale il ceo Luigi Lovaglio metterà ai voti il piano alternativo basato sulla doppia Opa su Banco Bpm e Banca Generali e la distribuzione di un dividendo straordinario. Per come è stato strutturato il rilancio, è come se Intesa avesse lanciato agli azionisti di Montepaschi – che vuol dire i grandi, come Caltagirone e Delfin, ma anche il vasto pubblico dei fondi di investimento – un invito a fare una scelta di campo precisa, stare da una parte o dall’altra, superando l’idea che si possa restare in una zona intermedia. Nel caso in cui, infatti, l’assemblea del Monte approvasse anche solo una delle due offerte, Bpm o Banca Generali, tutta l’Opas di Intesa Sanpaolo decadrebbe.

“Intesa Sanpaolo – dice una nota della banca – ritiene doveroso rendere chiara da subito la propria posizione e mettere gli azionisti di Mps nella condizione di poter partecipare all’assemblea ed esercitare i propri diritti avendo a disposizione un quadro informativo completo e trasparente”. In questo modo l’assemblea del 29 ottobre si trasformerà in un referendum, contrariamente a quanto ha auspicato Lovaglio nei giorni scorsi in un’intervista a Bloomberg affermando che i soci dovranno decidere tra le due opzioni solo tra novembre e dicembre, vale a dire quando, realisticamente, l’offerta di Intesa Sanpaolo sarà ufficialmente in corso sul mercato. Il rilancio di ieri ha di fatto eliminato dal tavolo questa possibilità: gli azionisti dovranno fare una scelta di campo in tempi più brevi.

Il gioco dell’Opa ha imboccato, dunque, una nuova traiettoria con la quale anche il Mef – azionista di Mps con il 4,8 per cento – dovrà in qualche modo fare i conti. “Saremo neutrali”, ha detto più volte il ministro Giancarlo Giorgetti facendo intendere che l’azionista pubblico non solo non voterà ma non parteciperà all’assemblea del 29. Che cosa accadrà se la maggioranza dei soci dovesse bocciare il piano di Lovaglio pensando di aderire invece all’offerta di Intesa? Il Mef si troverà gioco-forza nella condizione di diventare socio della prima banca italiana? Si vedrà. Intanto, con questa mossa, Messina lancia la palla nella variegata platea di azionisti di Mps ai quali – in caso di adesione – verrà anche riconosciuto un adeguamento del valore delle azioni di Intesa messe sul piatto nel caso in cui ci fosse un acconto sul dividendo 2026. Un tecnicismo che si rintraccia tra le righe del documento diffuso ieri sera e che Intesa, evidentemente, considera come un incentivo in più da offrire ai soci di Montepaschi.

Il risiko bancario si trasforma così in una partita a scacchi, tra Intesa Sanpaolo e Montepaschi, tra Messina e Lovaglio, portatori di due visioni molto diverse per il futuro della banca senese e anche di come convincere il mercato della bontà della propria. Se Lovaglio pensa di avere ancora tempo per farsi largo con la sua idea di creare un nuovo polo bancario del Paese, Messina punta a giocare d’anticipo chiudendo adesso l’operazione che gli consentirebbe di conquistare Mediobanca diventando primo azionista di Generali, vero obiettivo di tutti i giocatori in campo. Tra pochi giorni arriveranno i pareri dei proxy che influenzano le scelte degli investitori istituzionali sulle scelte da farsi. Per quanto riguarda le decisioni che prenderanno i soci privati, è un capitolo tutto ancora da scrivere.