Milano, 7 ottobre 2026 – Se Luigi Lovaglio vuole difendersi dall’affondo di Intesa Sanpaolo rendendo più allettante la sua proposta agli azionisti di Mps dovrà convocare una nuova assemblea. Non basterà semplicemente rinviare quella del 29 ottobre. E tale decisione dovrà passare di nuovo per l’approvazione del consiglio di amministrazione del Monte, che potrebbe tenersi entro il week end. È questa la via stretta tracciata dagli advisor consultati da Lovaglio durante la sua trasferta a Milano d’inizio settimana, cioè dopo che nel fine settimana la banca guidata da Carlo Messina ha incrementato il prezzo dell’offerta su Siena incassando la pubblica adesione di Delfin, ma non ancora quella di Caltagirone, che dovrebbe essere scontata.
Una mossa che ha lasciato pochi margini di manovra al banchiere di Siena. Ma lui è deciso a non arrendersi e si è blindato negli uffici dei suoi consulenti per studiare le contromisure. Così, se è vero che portando il prezzo da 1 a 1,25 euro per azione, Intesa sembra avere chiuso la partita, è vero anche che dal fronte opposto si continua a lavorare per scandagliare tutte le possibilità per una replica. In realtà, l’unico modo che Lovaglio ha per ingolosire i soci è mettere sul piatto un dividendo straordinario superiore ai 4 miliardi già proposti a corredo del piano che prevede la doppia ops su Banco Bpm e Banca Generali. Un progetto che ha mostrato qualche falla vista la contrarietà al matrimonio con Mps mostrato dalla banca milanese e dal suo principale socio, Crédit Agricole.
Il big francese, attende solo il momento politicamente propizio per la fusione con la controllata Crédit Agricole Italia e non pare orientato ad altre soluzioni. In ogni caso, quella di aumentare la torta del cedola da distribuire ai soci è al momento solo un’ipotesi su cui Lovaglio sta ragionando considerato che comporterebbe un ricalcolo dell’impatto sul patrimonio di Mps e della controllata Mediobanca.
Il dividendo è principalmente costituito da un pezzo della storica partecipazione (13%) detenuta da Piazzetta Cuccia nelle Generali e, dunque, la definizione della sua entità può avere conseguenze sugli assetti del Leone. In questa strategia di arrocco e contrattacco giocato sul filo delle regole di mercato, Lovaglio conta anche su lungaggini e ostacoli che potrebbero presentarsi sulla strada di Messina. Per esempio, l’offerta di Intesa su Mps deve essere approvata dalla Consob e dalla Bce, come da prassi. Inoltre, l’Antitrust ha avviato un’istruttoria, per ragioni che attengono al rispetto della concorrenza nel settore bancario e assicurativo, il cui esito arriverà non prima di metà novembre. Vero è che per partire l’opas di Intesa ha bisogno solo del via libera dei regolatori mentre i profili antitrust possono essere discussi in corso d’opera, ma anche in queste maglie temporali Lovaglio punta a insinuarsi per sparigliare ancora una volta il risiko a suo vantaggio.