Roma, 23 ottobre 2026 – È morto a 74 anni Ryu Murakami, scrittore, regista e sceneggiatore giapponese, considerato una delle voci più anticonformiste della letteratura contemporanea. Il decesso, secondo quanto riferito dall’agenzia nipponica Jiji Press è avvenuto il 17 ottobre nella sua abitazione, ma la notizia è stata comunicata soltanto in queste ore dalla casa editrice Gentosha. La causa della morte non è stata resa nota e i funerali si sono già svolti in forma privata.
Lo scrittore che scandalizzò il Giappone
Nato nel 1952 a Sasebo, città segnata dalla presenza militare americana, Murakami rivoluzionò la narrativa giapponese nel 1976 con ‘Blu quasi trasparente’ quando aveva appena 24 anni. Il romanzo raccontava senza filtri una generazione travolta da droga, sesso e autodistruzione. Una rappresentazione cruda, brutale e lontanissima dall’immagine ordinata e prospera del Giappone del boom economico. Distante anni luce dagli stereotipi che (per certi versi ancora oggi) arrivano qui in Occidente. Già, perché dietro un’educazione marziale e un’attenzione quasi maniacale per il dettaglio, c’è un paese del Sol Levante che è molto diverso dall’immaginario. Il libro vinse il prestigioso premio Akutagawa e vendette circa 3,5 milioni di copie. Ma soprattutto impose un nuovo linguaggio letterario: diretto, disturbante, cinematografico.
I romanzi che hanno lasciato il segno
Tra le sue opere fondamentali figurano Coin Locker Babies (1980), storia di due bambini abbandonati nei depositi bagagli di una stazione; Amore e fantasia del fascismo (1987), provocatoria riflessione su potere e autoritarismo; Tokyo soup (1997), thriller ambientato nei quartieri più degradati di Tokyo; e Audition (1997), racconto inquietante diventato un celebre film horror di Takashi Miike. Nel 2005 pubblicò Hanto wo deyo, romanzo su un’ipotetica invasione nordcoreana del Giappone. Con 13-sai no Hello Work (2003), guida a oltre 600 professioni destinata agli adolescenti, dimostrò invece una sorprendente capacità di parlare ai giovani. Il suo ultimo romanzo, ‘YouTuber,’ risale al 2023.
Un rivoluzionario della letteratura giapponese
Come detto, Murakami fu rivoluzionario perché portò nella narrativa giapponese ciò che molti preferivano far finta di non vedere e nacondere sotto un velo patinato: dalla solitudine alle dipendenze, dal consumismo al disagio sociale che sfocia nella violenza. Ma c’è anche qualcosa di più profondo: nelle sue storie, il benessere materiale non coincide mai con la felicità. Anzi, spesso nasconde una società incapace di offrire significato alle nuove generazioni. Insomma, possiamo dire che la sua grande intuizione fu mostrare le crepe di una società apparentemente perfetta, molto prima che diventassero evidenti a tutti. In fondo, lui stesso in ‘Tokyo soup’ scriveva che “Genitori, insegnanti, governo: tutti ti insegnano a vivere come uno schiavo, ma nessuno ti insegna a vivere normalmente”. Anche per questo, la sua eredità, oggi che non c’è più, è ancora più pesante.