Youssef Siher e quelle chat che istigavano alla violenza: “Non ci fermeranno nemmeno con i blindati”

Milano, 25 ottobre 2026 – “Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati“. Le chat, scovate dalla Polizia di Stato, con cui Youssef Siher istigava alla violenza i manifestanti del gruppo “Movimento 17 ottobre” fanno capire un qualcosa di preciso. L’uomo, ricercatore 30enne italiano di seconda generazione e accusato di essere la mente dietro le devastazioni in piazza del 17 e 18 ottobre a Milano, non aveva alcun timore delle autorità.

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Gli elementi trovati nelle chat

Obiettivi, schemi di guerriglia, le tecniche per rendersi fantasmi dopo avere colpito, uffici e sedi simbolo del potere sono tutti elementi citati in queste chat, nelle quali si invitava ad alzare il livello di violenza e di scontro contro la polizia.

Senza dimenticare le parole chiare arrivate sulla chat Telegram che sfiora i 9.500 componenti e sulla pagina Instagram ‘Movimento 17 ottobre’ seguita in pochi giorni da oltre 48mila follower.


Obiettivo: ricostruire la rete di contatti

Siher è accusato di istigazione a delinquere, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e su cui si indaga anche per l’ipotesi di terrorismo per quella natura eversiva che ha avuto effetti concreti: il panico, la chiusura dei negozi, aspetti che vengono citati nel provvedimento della Procura di Milano.

Sarà il lavoro, lungo e non semplice, sui computer e sui telefoni a restituire una ‘rete’ di contatti che potrebbe scoperchiare altri vasi di Pandora e restituire legami tra mondi solo in apparenza lontani. Oltre a Youssef, il cui fermo sarà convalidato domani, è indagata, per gli stessi reati, anche la moglie, in quanto avrebbe gestito con lui le comunicazioni social. 

Chi è la moglie

La donna, 32 anni, di origini libanesi, è indagata in concorso con il marito. Secondo gli inquirenti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram del ‘Movimento 17 ottobre’. Sarebbe stato proprio grazie al cellulare della moglie che gli investigatori, sabato mattina, sono riusciti a rintracciare Siher, che aveva invece il telefono spento e non risultava localizzabile.

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La 32enne, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. Sui social si definisce “libanese, palestinese e araba di appartenenza”. La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, nonostante le residenze anagrafiche differenti: lui a Mazzano, nel Bresciano, lei a Como.