Milano, Polizia locale alle dipendenze del pusher-informatore: arresti illegali, la Commissaria faceva carriera

Resta in carcere l’informatore-pusher che avrebbe dato “ordini” e impartito “direttive” alla squadra di sei agenti della Polizia locale di Milano, tutti finiti ai domiciliari per una serie di arresti illegali.

L’informatore-pusher resta in carcere

Lo ha deciso il gip Elio Sparacino, che ha convalidato il fermo, eseguito il 22 ottobre, e disposto la custodia cautelare, come richiesto dal pm Giovanni Tarzia nelle indagini degli stessi investigatori della Polizia locale.

Milano, Polizia locale alle dipendenze del pusher: faceva arrestare i rivali, la Commissaria faceva carriera (foto Ansa-Blitzquotidiano)

L’inchiesta, come si legge negli atti, ha accertato che “un’intera squadra della Polizia locale” era stata “sostanzialmente infiltrata” da quel “soggetto criminale che, facendo leva sull’ambizione professionale della sua responsabile, la utilizzava per ‘friggere i suoi nemici’ e ‘tenere lontano tutti quelli che vengono nel suo orto’”.

All’informatore-pusher i pm hanno contestato il concorso negli arresti illegali, nei falsi verbali e nello spaccio di droga. La ormai ex commissari, come risultava dalle oltre 200 pagine del provvedimento di fermo, sarebbe stata alle sue “dipendenze”, seguendo le sue “direttive”.

Decideva lui quando “arrestare persone a lui sgradite”

Decideva lui, in sostanza, quando “fermare o arrestare persone a lui sgradite”, effettuava “appostamenti e pedinamenti” e forniva anche dispositivi di controllo Gps e “telecamere”. Così facendo l’allora commissaria e gli altri vigili potevano portare “ai propri superiori risultati in termini di arresti effettuati” superiori alla media e ciò per fare “carriera”.

Nell’inchiesta sono indagate una quindicina di persone. Alcuni agenti, interrogati dal gip nelle scorse settimane, hanno anche ammesso altri cinque falsi verbali d’arresto che non erano mai emersi. Per un intervento di maggio la “squadra” si sarebbe addirittura “autotassata” per comprare la droga utile come “esca” per l’arresto.

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