La Juventus torna a chiedere risorse ai soci. L’assemblea in corso a Torino è chiamata a conferire al consiglio di amministrazione una nuova delega per un aumento di capitale fino a 250 milioni di euro. Si tratta della quinta operazione di rafforzamento patrimoniale dal 2019 dopo quelle completate finora: il saldo complessivo della necessità di nuova liquidità sale alla soglia del miliardo, 997,8 milioni per l’esattezza. E se si guarda al passato il conto è sempre più salato: alla cifra già indicata vanno sommati gli aumenti del 2007 e del 2011 per un tolale che sale addirittura a 1,22 miliardi in termini di capitale raccolto sul mercato. E con questa nuova delega odierna, il totale salirà ancora una volta andando a sfiorare gli 1,5 miliardi, in particolare il saldo ammonterà a 1,47 miliardi di euro.
Quanto perde la Juventus a bilancio. E a Piazza Affari
Andando ad analizzare i bilanci nel periodo 2017-18/ 2025-26 emerge che la società controllata dalla Exor della famiglia Agnelli-Elkann ha sommato oltre 1,06 miliardi di euro di risultati netti negativi, leggasi perdite. Gli ultimi nove esercizi si sono chiusi tutti in rosso: dai 19,2 milioni del 2017-18 si è arrivati ai 226,8 milioni del 2020-21 e ai 239,3 milioni del 2021-22, fino ai 66 milioni dell’ultimo bilancio, chiuso al 30 giugno 2026. Un risultato in peggioramento rispetto ai 58,1 milioni dell’esercizio precedente.
Un trend che ha avuto un forte impatto sull’andamento del titolo del club bianconero a Piazza Affari: trattando oggi 1,58 euro per azione il saldo degli ultimi cinque anni è negativo del 74,2%.
Guardando a ritroso, in termini di conto economico, emerger che dopo il ciclo irripetibile dei nove scudetti consecutivi, dal 2012 al 2020, sotto la gestione diretta di Andrea Agnelli, la Juventus ha progressivamente perso centralità sul piano sportivo e ha dovuto fare i conti con costi e investimenti che non si sono tradotti in una continuità di risultati. Da allora il percorso di risanamento non ha ancora riportato la società a un equilibrio economico stabile.
L’ultimo scudetto risale al 2019-20, l’ultima affermazione europea alla Champions League del 1996. Negli anni successivi sono arrivate comunque due Coppe Italia, nel 2021 e nel 2024, ma non il ritorno ai vertici del campionato o delle competizioni continentali. E la mancata qualificazione alla Champions League per la stagione 2026-27 ha avuto un impatto diretto sui conti: nel bilancio appena approvato i ricavi sono scesi da 529,6 a 474,7 milioni. La stessa società prevede un altro esercizio in perdita, proprio per l’assenza degli introiti della massima competizione europea.
Exor, 638 milioni già investiti e un nuovo assegno in arrivo
Il principale sostegno finanziario continua ad arrivare da Exor, la finanziaria che ha in John Elkann il presidente e azionista di riferimento attraverso la Dicembre società semplice. Nelle quattro ricapitalizzazioni completate dal 2019 al 2025 la holding ha investito circa 638 milioni, sottoscrivendo la propria quota e, in alcune occasioni, impegnandosi anche a coprire eventuali azioni rimaste inoptate. Per la nuova operazione ha già versato 60 milioni in conto futuro aumento di capitale e garantito la sottoscrizione della propria quota, oltre alla disponibilità a intervenire sull’eventuale inoptato. Se la delega fosse utilizzata per l’intero importo di 250 milioni, la quota proporzionale di Exor, che detiene il 65,4% del capitale, varrebbe circa 163,5 milioni: l’esborso potrebbe essere ancora maggiore in caso di mancata adesione degli altri soci.
Va detto, però, che nel portafoglio della finanziaria olandese (ultimo dato al 30 giugno), la partecipazione del 65,4% nel club bianconero è valutata 557 milioni: e quindi rappresenta solo circa l’1,7% del Net Asset Value che ammonta a 32 miliardi, e l’1,6% del valore lordo degli asset. Un investimento relativamente contenuto rispetto alle dimensioni complessive della holding, ma che ha perso 232 milioni di valore in appena sei mesi, dai 789 milioni di fine 2025.
Nessun delisting per la Juve. Parola di Ferrero
In termini azionari oltre a Exor nel capitale figurano sempre Tether Investments (11,5%) della coppia Devasini-Ardoino, che di recente aveva provato in qualche modo a incidere nel cda e che potrebbe sempre farsi avanti per una eventuale offerta d’acquisto, e il fondo Lindsell Train Limited (3,7%) che però sta lentando abbandonando l’investimento.
“Nè la società nè l’azionista di controllo hanno in animo di mettere in atto operazioni che portino al delisting della società”, ha evidenziato in assemblea il presidente della Juventus, Gianluca Ferrero.