
Per il settore, gravemente colpito dai lutti, si profila una profonda crisi economica post Covid. La paura e le difficoltà finanziarie alimentano il trend: «Eppure ora sono fra i luoghi più sicuri»
Genova – Le liste d’attesa infinite sono ricordo del mondo pre-Covid, oggi le Rsa liguri sono semivuote e si profila una crisi del settore paragonabile a quella di comparti come ristorazione e alberghi. «Da mesi i dati ci dicono che le case di riposo sono uno dei luoghi più sicuri per gli anziani, la vaccinazione tra ospiti e personale ha largamente superato l’85% e non si registrano cluster epidemici – dice il geriatra Ernesto Palummeri – ma pagano un triplice scotto: la paura per ciò che è accaduto nella prima fase della pandemia, la crisi economica e le limitazioni che vanno mantenute nelle visite dei parenti».
Il risultato è un tasso di occupazione che presenta vuoti del 25% nelle strutture convenzionate e superiori al 35% in quelle private. E il settore che in Liguria dà un reddito ad almeno 2000 persone è in ginocchio.
La svolta delle vaccinazioni
Nella prima fase Covid nelle Rsa i picchi di mortalità tra gli anziani erano più alti, case chiuse dove l’alta concentrazione di anziani ha portato a situazioni tragiche: anziani isolati e senza possibilità di contatti con le persone care che, in caso di cluster virali, in molti non hanno più potuto riabbracciare. I numeri di quei giorni sono da incubo, la fotografia di una decimazione che nel solo 2020 aveva portato a 809 morti per coronavirus su 8400 ospiti delle Rsa liguri convenzionate con la Regione, 545 nel periodo ristretto da febbraio a metà luglio, poi altri 264 con la ripresa della circolazione del virus dopo la folle estate delle illusioni.
E allora, seguendo l’analisi del geriatra Palummeri, vale la pena di esaminare i dati più da vicino. «La variabile è l’avvento delle vaccinazioni: già quando si è raggiunto il 65% della popolazione delle case di riposo e dei dipendenti immunizzati il contagio è crollato, da mesi non esistono cluster nelle strutture per anziani. E oggi che siamo ancora più avanti, si registrano solo alcuni casi tra i pochi soggetti che non è stato possibile sottoporre a vaccinazione, oltre a sporadiche positività, senza alcun sintomo, in persone vaccinate. Parliamo quindi di basse cariche virali che, pur segnalate dal tampone, non portano alcuna conseguenza sull’organismo». Ed è un test su un target ristretto, quello che aiuta a guardare con ottimismo al futuro di tutti. «Ricordiamoci che parliamo della popolazione più fragile tra i fragili».
La crisi delle Rsa
La fase acuta della crisi sanitaria che nelle Rsa sembra superata rischia di diventare ora crisi economica per un settore che sembrava in crescita costante all’interno del mondo ribattezzato silver economy. «Il tasso di occupazione con un quarto di letti vuoti è reale, la crisi c’è – dice Luca Pallavicini, responsabile Salute di Ascom Confcommercio – E parliamo di un settore che dà lavoro in Liguria a 9 mila persone e di aziende che hanno speso tanto per affrontare questa emergenza». Anaste, associazione nazionale delle strutture per la terza età, sceglie invece la linea del silenzio in attesa di un confronto con la Regione per discutere la possibilità di ristori per il settore «che è in ginocchio, centinaia di dipendenti rischiano il posto».
«La paura del distacco»
Gli anziani sono il motore della silver economy ma non sono merce. Al Don Orione, una delle grandi realtà dell’ospitalità per la terza età, si scopre qualche dettaglio in più. «Da noi l’occupazione è all’82%. Ci sono liste d’attesa ma poi quando si chiamano i parenti dei potenziali ospiti spiegano che preferiscono aspettare tempi migliori – racconta una portavoce – I casi di infezione si sono invece azzerati con le vaccinazioni che sfiorano il 95%».
I costi da sostenere e la maggior presenza nelle case di giovani e adulti in smart working, se non disoccupati, sono sicuramente tra i motivi per cui è possibile la permanenza tra le mura domestiche anche di anziani non autosufficienti. «Ma c’è soprattutto la preoccupazione per l limitazioni delle visite, possibili solo su appuntamento e con cadenza più o meno quindicinale per poter consentire una turnazione». E a limitare i nuovi accessi ci sono anche i tempi lunghi imposti dalle normative: ogni nuovo ospite è sottoposto a un periodo di isolamento e osservazione che dura una decina di giorni con tampone al primo e all’ultimo giorno, per evitare il rischio di far entrare nelle comunità persone che possano trasmettere il virus.