La vittoria sullo Spezia di fatto ha consegnato la salvezza al Genoa di Ballardini, artefice di un nuovo capolavoro in rossoblù
Era una fredda mattina d’inverno quando Davide Ballardini si presentò a Pegli, chiamato per l’ennesima volta da Preziosi a tirare su un Genoa che con Maran non aveva trovato la quadra.
Appena sette erano i punti collezionati dal Grifone fino a quel 21 dicembre, giorno in cui per la quarta volta il comandante di Ravenna si è seduto sulla panchina rossoblù, amata e odiata come ogni rapporto reale, profondo e sincero sa essere.
Forse più di qualsiasi altro in realtà, perché l’amore tra il tecnico romagnolo e la società del Presidente Preziosi è di quelli unici e spesso indefinibili. Un amore che ti stufa e ti fa impazzire, ma del quale in fondo non riesci a fare a meno.
E così, da La Spezia allo Spezia il cammino è stato progressivo e naturale, con quei 29 punti conquistati in 20 partite a rappresentare una media che varrebbe ragionevolmente molto più di una banale salvezza. Ma il rapporto tra Ballardini e il Genoa e così, prendere o lasciare.
Uomo schivo, umile, imperturbabile. Non ha lasciato indifferenti la sua espressione da Sfinge dopo la rete di Destro a San Siro contro il Milan. Esempio concreto di come nulla riesca a scalfire l’equilibrio di un allenatore bravo come pochi, sottovalutato come pochi.
Perché diciamolo chiaramente, il buon Davide non ammalia per idee rivoluzionarie, ma il suo calcio concreto, pragmatico e “intelligente” conduce il più delle volte all’obiettivo. La salvezza e nulla più nel caso del club rossoblù, a restringere il cerchio delle possibilità che un tecnico abile e preparato potrebbe avere nel suo carnet.
Tra un miracolo e un altro in riva al Mar Ligure, la sensazione è che possa ambire a molto di più. Dategli un’occasione e non ve ne pentirete, perché Davide Ballardini merita di meglio che un amore col silenziatore.
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