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Si fosse comprata una Smart, che costa più di quanto ha pagato la Classe A sfoggiata sui social nei giorni scorsi, Malika Chalhy, 22enne mesi or sono cacciata di casa e minacciata dai genitori perché lesbica, non sarebbe tornata in tendenza sui social, dove è partita un’autentica gogna mediatica. Il motivo? Malika Chalhy ha ricevuto circa 150.000 euro in donazioni, “per rifarsi una vita” dopo essere rimasta senza niente. Casa, soldi, vestiti. E un’auto, che il web ha definito ‘troppo costosa’.
Selvaggia Lucarelli ha intervistato la giovane, chiedendo conto di quei soldi, delle spese, delle due raccolte fondi, dell’agente ingaggiato per comparire in tv. E il tribunale social ha sentenziato. Malika è in tendenza da ore, con decine e decine di tweet irrisori, che tornano a mettere in dubbio quanto vissuto in famiglia, come se gli audio della mamma furibonda che le augurava di morire, che la minacciava, non fossero mai esistiti, non li avessimo mai ascoltati. Le 2 raccolte fondi nate in suo favore non contenevano clausole di ‘trasparenza’. D’altronde cosa dovrebbe fare Malika, pubblicare gli scontrini quotidiani, i bonifici fatti, far sapere all’Italia intera come, quanto e quando ha speso parte dei soldi ricevuti in beneficenza?
Si è pagata un anno d’affitto a Milano, con caparra. Si è comprata i vestiti che non aveva più. Si è pagata il dentista. E si è comprata un’auto, aiutata anche dalla fidanzata. Uno ‘sfizio’, l’ha definito Malika. Avrebbe potuto/dovuto comprarsi un’auto meno costosa, vistosa? Probabilmente sì. O probabilmente no. Non sta a noi deciderlo. Quei 150.000 euro un giorno finiranno. Poi starà a Malika decidere cosa fare della propria vita, come vivere, quale lavoro fare. Quei 150.000 euro non si rigeneranno all’infinito. Malika si è trovata un’agente, per aiutarla a gestire interviste e comparsate tv nei mesi scorsi. Ingenua o paragnosta? Chi può dirlo. Nel dubbio, vittima di omofobia sulla propria pelle. L’omofobia in famiglia, quella che fa più male, che lascia ferite indelebili, che cancella con un colpo di spugna chi ti ha messo al mondo, cresciuta, educata. E infine ripudiata. Solo perché lesbica.
L’odio al kg ha oggi ripreso forza su Twitter grazie ad un’intervista aggressiva, dove Selvaggia Lucarelli aveva già deciso da che parte stare, di avere ‘ragione’ sui contenuti, puntando a ‘smascherare’ chissà cosa. Malika, che ha appena 22 anni e aveva promesso di donare parte di quei soldi in beneficenza, si è accartocciata su alcune incongruenze (vedi a chi donare, con Laura Boldrini che ha smentito qualsiasi collaborazione per far nascere una associazione per le vittime di discriminazione), così come si potrebbero e/o dovrebbero aprire pagine di discussione sulle tante, troppe raccolte fondi nate on line, a sostegno di chicchessia, ma da qui a tramutarsi in polizia del web sull’utilizzo dei denari spontaneamente donati ce ne passa.
Questa ragazza si è ritrovata dalla notte alla mattina senza una casa, senza genitori, senza un fratello, senza soldi, vestiti, senza niente di niente, se non la solidarietà di migliaia di italiani che hanno aperto il proprio portafoglio per darle una mano. Quell’aiuto le ha permesso di rifarsi una vita a Milano. Qui ha comprato una Classe A. Ha sbagliato ad acquistarla? Probabilmente sì, o forse no. Non sta a noi deciderlo. Ma leviamoci tutti la tunica da inquisitori, perché solo una cosa non è mai cambiata nel corso degli ultimi sei mesi. Quanto vissuto in famiglia da Malika Chalhy, solo perché lesbica. E quei 150.000 euro, fino a prova contraria, sono stati raccolti per aiutarla a risollevarsi da quell’odio gratuito, spaventoso, violento. Quel che Malika Chalhy sta facendo. A bordo di quale auto, non conta. O almeno non dovrebbe.