Welfare aziendale: tutele che migliorano la produttività

Dai buoni pasto all’assistenza sanitaria, le aziende che puntano sul welfare registrano trend di occupazione positivi.

Benessere: è questo il primo significato della parola «welfare». Nel corso della nostra vita, mentre studiamo, lavoriamo o utilizziamo l’assistenza sanitaria, tutti noi accediamo a numerosi servizi configurati con il preciso obiettivo di supportarci.

Se ricercare il proprio benessere personale è un diritto e un dovere di ciascuno di noi, essere tutelati in quanto cittadini, pazienti, lavoratori e pensionati è una responsabilità pubblica, che trova nel welfare statale la massima espressione politica e sociale di una comunità.

Oltre al welfare pubblico, con cui si indica il complesso delle tutele comunali, regionali e nazionali, esistono diverse politiche complementari di sostegno ai dipendenti, attuate direttamente dalle imprese, che rientrano nel welfare aziendale, uno strumento virtuoso e sostenibile per gli equilibri di mercato, anche durante congiunture economiche delicate come quella post-pandemica.

Welfare, gli incentivi aziendali a sostegno del lavoratore dipendente

La polizza sanitaria, i buoni pasto o un voucher per il trasporto pubblico sono i benefit più noti tra quelli proposti dalle aziende come vantaggi contrattuali di tipo integrativo a sostegno dei dipendenti.

Non solo, poiché i piani di welfare sono legati a doppio filo alla responsabilità sociale d’impresa (ossia alle conseguenze etiche e globali delle decisioni aziendali) e ai benefit individuali si aggiungono talvolta proposte a tutela della famiglia e della genitorialità, come contributi per le rette scolastiche, buoni per corsi di formazione o libri di testo destinati ai figli in età scolare.

Mai tassati e interamente deducibili dal reddito d’impresa, i welfare benefit costituiscono di fatto servizi integrativi in grado di ottimizzare la vita lavorativa e privata dei dipendenti, giovano agli equilibri professionali, fidelizzano i lavoratori e sono in grado di aumentarne la produttività, sia quando il welfare è una leva strategica per la responsabilità sociale d’impresa e quindi genera incentivi e sgravi fiscali, sia laddove i premi di produttività individuale siano convertiti in benefit.

Più benefit per migliorare la produttività: la scommessa

Da quando, nel 2016, la Legge di Stabilità ha introdotto il voucher per i servizi alla persona, si è assistito a una progressiva sistematizzazione degli strumenti di welfare aziendale da parte delle imprese. Nel maggio 2021, il Decreto Sostegni ha raddoppiato, portandolo a 516,46 euro, il limite sui servizi tassabili, fornendo così un’ulteriore rete di sicurezza a quelle aziende che, anche in piena pandemia, hanno scommesso sul welfare per migliorare la produttività.

Dal recente Rapporto Welfare Index PMI 2021 di Generali emerge come il 54,8% delle aziende italiane dotate di un piano di welfare abbia registrato trend di produttività e di occupazione positivi anche nel biennio 2020-2021:

«In tutti gli indicatori, le imprese con livello di welfare elevato hanno risultati occupazionali molto migliori della media: quelle che hanno aumentato il personale sono rispettivamente il 33,8% e il 21%; quelle che l’hanno ridotto sono il 14,5% e il 18,2%; infine quelle che hanno effettuato una riduzione drastica, superiore al 20% della forza lavoro, sono il 3,4% tra le imprese con livello di welfare elevato contro una media del 5,8%».

Il welfare aziendale in supporto ai lavoratori durante l’emergenza sanitaria

Com’è accaduto per altri comparti aziendali nel corso della pandemia, anche quello del welfare ha beneficiato di una nuova consapevolezza del proprio ruolo cruciale.

Dal 2020 ad oggi, quasi tutti i dipendenti hanno goduto di una maggiore flessibilità oraria, vedendo concretizzarsi nello smartworking quella formula di lavoro «agile» prevista già nel 2017 dalla legge italiana: un modello in grado, cioè, di conciliare la giornata lavorativa con la vita familiare e sociale. Di concerto con le istituzioni, le aziende hanno erogato in molti casi bonus e formule integrative di sostegno economico.

Nell’ultimo biennio si è massimizzata anche la tutela sanitaria d’impresa: perdurano negli uffici i presidi di prevenzione anti-Covid, spesso convertiti anche in punti tampone e test sierologico, e sono un buon numero quelle aziende che hanno esteso a vantaggio dei dipendenti le coperture assicurative, in qualche caso proponendo consulti da remoto e prestazioni di telemedicina.

Gli ultimi dati fanno luce quindi sull’avvenuta diffusione dei benefit aziendali non già come mere voci extra-finanziarie delle nostre buste paga, quanto come indice di una cultura del welfare sempre più estesa, in grado di influenzare positivamente il rendimento dei lavoratori e, più a lungo termine, il ruolo sociale delle imprese.

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