Il Lazio ha recepito le nuove linee guida per l’uso della pillola abortiva Ru486 al di fuori dell’ospedale. L’Associazione Luca Coscioni lo definisce “un esempio virtuoso a tutela dei diritti delle donne” e chiede che anche le “altre Regioni di adeguino” dopo che il Lazio ha recepito gli indirizzi emanati dal ministro della Salute ad agosto 2020 sull’interruzione di gravidanza con metodo farmacologico.
Con il documento pubblicato nei giorni scorsi sul Bollettino Ufficiale della Regione, sottolinea l’Associazione, il Lazio si impegna di fatto a “rimuovere gli ostacoli all’accesso alla metodica farmacologica, nell’ottica di assicurare a tutte le donne che richiedono l’interruzione volontaria di gravidanza un servizio che tenga conto dei dati basati sulle evidenze scientifiche, di alta qualità e rispettoso dei loro diritti”.
“Accogliamo con grande soddisfazione questa determina, dopo ben 10 anni dall’introduzione del metodo farmacologico in Italia, che finalmente equipara il nostro Paese a quelli dove tale procedura viene applicata da alcuni decenni”, dichiarano Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’Associazione Coscioni, Mirella Parachini, ginecologa e vice-segretario dell’Associazione, e Anna Pompili, ginecologa di Amica (Associazione medici italiani contraccezione e aborto).
“E’ evidente – osservano Gallo, Parachini e Pompili – come l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Sars-CoV-2 abbia facilitato l’introduzione dei cambiamenti approvati dalla Regione Lazio, diventando essenziale la riduzione della possibilità di contagio limitando il più possibile gli accessi in ospedale. La stessa ragione che ha portato diversi Paesi europei, primi fra tutti Francia e Inghilterra, ad approvare in via transitoria una procedura totalmente da remoto, monitorizzata da servizi di telemedicina. Ora questo documento serva da esempio virtuoso per tutte le Regioni italiane e come risposta ai casi, quale quello dell’Umbria, che lo scorso anno aveva introdotto l’obbligo di ricovero ordinario per l’aborto farmacologico”.
A maggio scorso – ricorda una nota – l’Associazione Luca Coscioni, con Amica, Fp Cgil medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale di Roma e Lazio, e Fp Cgil Ufficio Politiche di genere Coordinamento donne, aveva rivolto al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e all’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, la richiesta di istituire un tavolo tecnico per l’elaborazione delle indicazioni per la Ivg, sia farmacologica che chirurgica, e per facilitare l’accesso alla contraccezione.
“Era ora, aspettavamo questo giorno” dice all’Adnkronos il segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco. “Finalmente dopo 30 anni arriva anche l’Italia”.
“Possibile anche nel nostro Paese per le donne di scegliere se effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza tramite RU486 in regime di Day Hospital o in ambulatorio (compresi i consultori) , prevedendo l’assunzione del secondo farmaco anche a casa” ha dichiarano in una nota Marta Bonafoni e Alessandro Capriccioli rispettivamente capogruppo della Lista Civica Zingaretti e di + Europa Radicali.