Addio a Mario Adorf, icona di Fantaghirò. L’attore aveva 95 anni: carriera, vita privata e cause del decesso

Mario Adorf è morto all’età di 95 anni. La conferma arriva da Parigi, l’attore è morto nel proprio appartamento come rende noto il manager Michael Stark. Recentemente si era ammalato, le sue condizioni erano peggiorate sensibilmente, sottolinea la moglie agli organi di stampa. Classe 1930, nato a Zurigo, figlio di una radiologa tedesca e un cardiochirurgo calabrese. L’Italia è centrale nella sua giovinezza, anche grazie alla parentela stretta fra nonni, zii e cugini.

Questa commistione di origini, fra lingue e influenze artistiche, gli ha permesso di recitare in maniera impeccabile in ogni lingua. L’Italiano lo ha sempre parlato molto bene, senza dimenticare accenti, inflessioni e caratteristiche. Sapeva recitare anche in Francese e Inglese. Quindi le lingue conosciute in maniera fluente sono 4: Italiano, Tedesco, Francese e Inglese.

Le origini italiane e la passione per la recitazione

Questo particolare appeal per il parlato e recitato in diverse modalità linguistiche ha sempre fatto la differenza sul Curriculum. Adorf inizia a studiare presso la scuola Otto Falckenberg di Monaco. Non è semplicemente un percorso didattico, il suo, siamo di fronte a una vera e propria formazione artistica. In grado di includere anche la capacità di adattamento artistico in ogni situazione per trovare sempre il modo di gestire una rappresentazione, sia in modo chiaro, semplice e diretto ma anche in maniera più complicata.

Mario Adorf morto l'attore di Fantaghirò
Mario Adorf è morto all’età di 95 anni (Wikipedia profilo ufficiale) – TvBlog

Una formazione a 360 gradi che lo ha portato a farsi notare per versatilità e sguardo magnetico: gli occhi penetranti sono sempre stati un valore aggiunto, oltre dizione perfetta e portamento austero. La prima grande occasione arriva nel 1957 grazie al film Ordine di uccidere (Nachts, wenn der Teufel kam), dove interpreta il ruolo del serial killer. Un antieroe che gli vale il plauso di pubblico e critica. Parte distante dal suo universo di riferimento, ma ugualmente intensa e capillare.

Il poliziottesco anni ’70 in Milano Calibro 9

Al punto che gli addetti ai lavori, anche a livello internazionale, iniziano ad accorgersi di lui. Adorf non si ferma e negli anni ’70 diventa un’icona di un genere che conosce la propria ribalta in Italia: il poliziottesco. Lo ricordiamo prevalentemente in Milano Calibro 9 diretto da Ferdinando Di Leo. Il “suo” Rocco Musco resta un riferimento per gestione dello spazio e valorizzazione dei primi piani. Dialettica e presenza scenica conservate e anche l’utilizzo di una fisicità mai nascosta.

Mario Adorf il papà Fantaghirò è morto a 95 anni
L’attore svizzero è morto a 95 anni (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Nel 1979 partecipa a capolavori di genere come Il Tamburo di Latta, che gli sono valsi Palma D’Oro e Oscar interpretando il padre del protagonista. Non solo cinema d’autore o d’azione, anche tanta televisione e scrittura. Negli anni Novanta partecipa allo sceneggiato fantasy dal titolo Fantaghirò che arriva ad avere una nuova età dell’oro anche in Italia. In quel contesto interpreta il padre di Fantaghirò, ruolo che gli riesce particolarmente bene. Chiamato a interpretare il Re è in grado di restituire una solennità particolare e aumentare il tono epico in una serie ricca di colpi di scena.

Il successo di Fantaghirò e la spola tra Italia e Francia

Il suo lato più riflessivo e ironico emerge nella molteplice natura delle interviste rilasciate ai canali italiani proprio in nome della celebrità suscitata in Fantaghirò. Una parte che vedrà sempre la massima gratitudine da parte di Adorf. Il quale ha sempre affermato di essere particolarmente affezionato a quel ruolo perchè gli ha permesso di ricongiungersi ulteriormente con l’Italia ed entrare nelle case di tutti in una vicenda familiare intrisa di emozione e sentimento. Anche nel passato recente Mario Adorf veniva fermato dagli estimatori per rilasciare messaggi vocali o video particolari.

I social non avevano ancora raggiunto le vette di risonanza che conosciamo oggi, ma è possibile ritrovare qualche suo sorriso. Al pari delle celebrità più note, Adorf si divertiva a ri-doppiare le frasi più conosciute di Fantaghirò. Una nuova celebrità che gli ha sempre garantito una spola tra Italia e Francia in termini di gradimento e condivisione collettiva.

I grandi registi italiani

Proprio in nome di questa stima condivisa, Adorf è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante con i maggiori registi italiani che ne hanno sempre riconosciuto le qualità: ha lavorato con Antonio Pietrangeli, Dino Risi, Valerio Zurlini, Franco Rossi, Renato Castellani e Luigi Zampa. I suoi ruoli erano sempre comprimari, in grado di arricchire sceneggiature dense e dare clima a un’atmosfera ricca di azione, pathos e sentimento. Una delle sue interpretazioni più intense fu, sicuramente, con Luigi Comencini in A cavallo della tigre che diede la possibilità al pubblico di scoprire Adorf in una veste drammaturgicamente inedita.

Spazio anche alle miniserie in Italia, fra cui La Piovra e Marco Polo, esperienze che gli hanno permesso di curare maggiormente più registri scenici in uno stesso contesto. La difficoltà era riuscire a centrare l’intesa con i colleghi e le colleghe nell’arco di poche pose, un laboratorio che si è rivelato determinante. Oltre al successo anche tanta vita privata e la voglia di riservatezza, senza dimenticare la fortuna dettata da una carriera altalenante ma mai chiusa in maniera definitiva.

Due mogli e una Laurea honoris causa

Mario Adorf era un tipo riservato con gli affetti più cari. Molto geloso del proprio tempo di qualità fra passeggiate e grandi mangiate: è sempre stato una buona forchetta, complice l’origine italiana con la passione per la buona cucina. L’interprete nato a Zurigo è stato sposato due volte: la prima moglie, Lis Verhoeven, una collega. Sodalizio da cui nasce la figlia Stella che ha imbracciato la stessa carriera dei genitori cercando di farsi strada nel mondo della recitazione.

Il secondo matrimonio per Adorf è arrivato nel 1985 quando conosce e sposa l’ex-modella Monique Faye. I due convivevano dalla fine degli anni ’70. Un amore vissuto gran parte in Germania, precisamente a Mayen, città che nel 2001 gli ha conferito la cittadinanza onoraria. In questi luoghi l’attore ha trascorso gran parte della propria giovinezza ed età adulta.

Gli ultimi anni a Parigi

Ogni anno teneva il Burgfestspiele Festival. Restando in tema di riconoscimenti, il 19 novembre 2010 ha ricevuto una Laurea honoris causa presso l’Università di Magonza. L’interprete fu la seconda persona a ricevere questo onore, prima di lui soltanto Valèry Giscard d’Estaing. La sua vita ha segnato profondamente la storia contemporanea della recitazione tra scelte, occasioni e momenti bui (pochi) da cui ha saputo riemergere con ancora più voglia e tenacia.

Una vera e propria epopea conclusa in relativa serenità accanto ad amici e familiari nella sua abitazione di Parigi che considerava una “bomboniera”. La malattia che l’ha portato al trapasso è stata breve, così come – fanno sapere i suoi affetti più cari – le sofferenze. Un ultimo inchino senza clamore, ma con profondo cordoglio – anche sul piano internazionale – per il patrimonio artistico che lascia e l’approccio condiviso all’arte della recitazione.