Un annuncio arrivato come un fulmine a ciel sereno, a meno di due settimane dall’inizio del Festival. Andrea Pucci ha ufficializzato la sua rinuncia al Festival di Sanremo 2026, dove avrebbe dovuto affiancare Carlo Conti come co-conduttore della terza serata, prevista per mercoledì 25 febbraio.
Una decisione maturata rapidamente, ma che arriva al termine di giorni carichi di tensione, tra polemiche politiche, attacchi sui social e una vera e propria bufera mediatica che ha coinvolto anche la famiglia dell’artista. Eppure dopo le sue parole sui social, sembrava che non temesse la bufera a quanti pare però, nelle ultime ore, sono accadute cose che lo hanno turbato e quando di mezzo ci va anche la famiglia ( cosa che non dovrebbe mai accadere), si fa un passo indietro, come ha fatto il comico.
Andrea Pucci annuncia il ritiro da Sanremo 2026
A spiegare le ragioni del passo indietro è stato lo stesso Pucci, parlando apertamente di una “onda mediatica negativa” che ha finito per incrinare il rapporto fondamentale con il pubblico. «Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili», ha dichiarato il comico, ringraziando comunque Carlo Conti e la Rai per la fiducia.
Pucci ha voluto chiarire la propria posizione anche sul piano umano e culturale: «Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più. Esistono l’uomo di destra e l’uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma si confrontano in un ordinamento democratico. Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano, e io non ho mai odiato nessuno».
Parole che raccontano un artista ferito, ma deciso a non alimentare ulteriormente uno scontro che rischiava di superare i confini dello spettacolo.
La miccia si è accesa nella mattinata del 6 febbraio, quando Carlo Conti ha annunciato ufficialmente Andrea Pucci come co-conduttore della terza serata del Festival. Nel giro di poche ore, sui social e nel dibattito politico è esplosa la polemica.
Il Partito Democratico è intervenuto chiedendo spiegazioni ai vertici Rai per la scelta di un artista definito “omofobo e razzista”, facendo riferimento a vecchi commenti del comico, tra cui quelli legati alla vicenda di Tommaso Zorzi ( ma non solo).
Su Instagram, X e Facebook i messaggi di disapprovazione si sono moltiplicati, trasformando rapidamente la notizia in un caso nazionale. In parallelo, sono arrivati anche attacchi personali e minacce, che hanno pesato in modo determinante sulla scelta finale di Andrea Pucci ( anche Selvaggia Lucarelli aveva ricordato le prese di posizione del comico prima e dopo la pandemia).
Alla rinuncia del comico sono seguite prese di posizione nette dal fronte del centrodestra.
Il deputato Francesco Filini, capogruppo in Vigilanza Rai per Fratelli d’Italia, ha parlato di un clima d’odio inaccettabile: «Sono vergognose le minacce ad Andrea Pucci e alla sua famiglia, al punto da costringerlo a rinunciare a Sanremo. Se non sei di sinistra, ormai, non puoi fare il comico. La satira è ammessa solo se colpisce la destra».
Sulla stessa linea Silvia Sardone, vicesegretaria della Lega, che ha definito Andrea Pucci “un grande professionista, amatissimo dagli italiani”, sottolineando come i suoi spettacoli registrino ogni anno sold out in tutta Italia: «Lo hanno attaccato solo perché non proviene dal solito ambiente della comicità di sinistra. È sgradevole pensare che lo spettacolo debba avere un solo colore politico».
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