AndreaX e quel messaggio che non smette di pulsare nella sua testa: “Sono incinta”

La sua camera da letto, grande, ariosa, gli sembra improvvisamente troppo stretta. AndreaX resta fermo con il telefono in mano, lo schermo ancora acceso su quel messaggio che non smette di pulsare nella sua testa. “Sono incinta”. Due parole semplici, ma pesanti come un macigno. Forse le più struggenti. Definitive. Implacabili. Grandiose. Misteriose. Rivoluzionarie nella vita di ciascuno di noi: “Sono incinta”.

Ansia, ma non paura la sua. È terreno che gli manca sotto i piedi. Libertà, tempo, aria. Fino a poche ore prima era a casa di Nuvoletta, in quella cucina calda, con la camomilla che fumava piano, con Marilù che giocava nella capanna e Nuvoletta che gli parlava sottovoce. C’era qualcosa di fragile, ma di vero, lì, in quella casa che fu la loro. Qualcosa che adesso gli sembra già lontanissimo.

Allunga la mano, il cuore, lo sguardo a quel momento e non afferra più nulla! Chiama suo padre quasi senza pensarci. “Papà…”. Dall’altra parte, un silenzio breve, poi la voce, pesante, ma presente. “Che succede?” Glielo dice senza girarci intorno. E mentre parla, sente quanto tutto suoni confuso, quasi irreale. Suo padre non lo interrompe, ma quando AndreaX finisce, sospira profondamente. “Figlio mio, non è la situazione che volevi, ma questo è. Adesso sei tu che devi decidere chi vuoi essere rispetto a un dato di fatto. Non fare cazzate”.

Quelle parole non lo aiutano. Anzi, lo fanno sentire ancora più schiacciato. Chi vuole essere? Uno che scappa? Uno che resta? Uno che rovina tutto? Ma quale volere? Qui ci saranno solo doveri! Chiude la chiamata senza avere e dare risposta. Poi guarda di nuovo il nome della ragazza. Tra tutte, lei ha un che di diverso. Non invadente, non egoriferita. Anzi, discreta ed accogliente. E questo gli restituisce un sapore peggiore di quanto già non abbia.

Scrive un messaggio. Lo cancella. Ne scrive un altro. Cancella anche quello. Alla fine chiama. Lei risponde subito: “Ciao…” con una voce piena. “Ciao…” ripete lui, senza sapere da dove iniziare. Silenzio. “È vero?”, riesce a dire. “Sì”. Ancora silenzio, ancora più profondo. AndreaX chiude gli occhi. “Io… non lo so fare” dice all’improvviso. “Non lo so gestire. Non volevo… non così”. Lei non si offende. “Nemmeno io lo volevo così” gli risponde. “Ma adesso c’è”.

Quelle parole gli fanno male, perché sono semplici. E vere. Si siede sul letto, come svuotato. Per la prima volta, invece di scappare con la testa, rimane lì. Dentro quel momento. Nuvoletta. Il bambino nuovo. La ragazza dolce e semi sconosciuta. Suo padre. Tutto insieme. “Possiamo parlarne?” dice infine. “Di persona, intendo”. “Quando vuoi”, la risposta calma e comprensiva di lei. Chiude la chiamata e resta immobile. Non è una soluzione. Non è una scelta definitiva. Ma è il primo passo che non somigli a una fuga. E per uno come lui, forse, è già qualcosa.