Atleta paralimpica, scrittrice, ma prima di tutto artista raffinata e poliedrica. Annalisa Minetti non smette di stupire e torna a calcare le scene musicali con Como baila el Corazon, un singolo realizzato in collaborazione con J. Peralta e che segna un’importante tappa nel suo percorso artistico. Il brano ha conquistato il pubblico televisivo nelle ospitate Rai a Bellamà, I Fatti Vostri e Uno Mattina in Famiglia.
In questa intervista a TvBlog, Annalisa ci apre le porte del suo mondo, spiegandoci perché ha scelto le sonorità latine per raccontare la sua attuale fase di maturità e come la musica, insieme allo sport, resti il suo primo amore.
Nel 1998 ha fatto qualcosa di storico vincendo entrambe le categorie a Sanremo. Se pensa a quel momento della proclamazione, qual è il primo suono o la prima sensazione che le viene in mente?
Più che la sensazione, legata sicuramente all’incredulità, avevo un pensiero. Volevo sentire il suono della voce di mio papà che diceva: “Brava amore, avevi ragione“‘. Lui non credeva che io potessi fare questo lavoro.
C’è stato invece un artista o un addetto ai lavori che, agli inizi, ha creduto in lei quando ancora nessuno la conosceva e le ha dato il consiglio che le ha cambiato la prospettiva delle cose?
Ho avuto la fortuna di conoscere Pippo Baudo, quando avevo 18 anni. Lui mi ha sempre detto di aver visto qualcosa e che per questo avrei dovuto battermi per continuare questo mestiere.
Qual è il ricordo più bello che conserva di lui?
Lui mi aveva dato la possibilità di partecipare a Sanremo Giovani nel 1995; ero all’interno di un gruppo e già lì mi fece partecipare in prima serata. Quella sera fui eliminata ma lui, in quella stessa occasione, mi disse di non mollare e che un giorno sarei riuscita a realizzare il mio sogno. Feci poi il karaoke con Fiorello e, nel 1998, si riaprì la possibilità di andare a Sanremo.
Lei afferma spesso che musica e sport sono accomunati dal tempo e dal ritmo. Quando corre, c’è una melodia o un ritmo specifico nella sua testa che la aiuta a mantenere il passo, o il silenzio dello sport è necessario per la sua musica?
La musica mi motiva nello sport. Ci sono una serie di canzoni che ascolto: Runaway dei One Republic mi dà una cadenza su ogni km. In base alla canzone che ascolto o che canto, so che ho un’andatura specifica e mi succede anche quando nuoto o faccio riscaldamento. Sono tutti brani che ho nella testa e che canto mentre corro.
Cosa trova in comune tra questi due mondi apparentemente diversi?
Senza dubbio il ritmo, che lo si trova nella corsa ma anche nella musica, oltre che la parola “pista“. In più, ritrovo in entrambi la determinazione, la cura del talento, l’allenamento alla voce e alla corsa, la possibilità di lavorare sulla propria motivazione e di trovare sempre una forma di comunicazione che dia l’opportunità, alla squadra intorno a te, di sentirsi motivata allo stesso modo.
Il nuovo singolo Como baila el Corazon parla di un amore che libera e che fa muovere. Quanto è importante per lei, oggi, trasmettere messaggi di pura positività e gioia attraverso la musica, quasi come fosse una terapia?
Io credo che la musica debba oggi parlare di cose positive e sostenere l’amore come un valore importante, ma che debba anche riportarci alle relazioni. La società ha oggi un quadro disperato di sé per via della presenza costante di abusi, violenze, disagi. Si lavora a evitare di accendere la tv: a volte sembra che sia meglio essere inconsapevoli di una realtà tremenda e crearsi invece un piccolo orticello felice. La verità è che questo non si può fare concretamente, ma ciò che possiamo fare è cercare di essere quella parte migliore del mondo che spera di essere emulata da tanti altri. La musica può farlo, perché porta sul palco un esempio di positività, e si spera che la gente che ascolta possa imitare quelle sensazioni e quel modo di fare.
A lei quanto ha salvato la musica e quanto continua a salvarla?
Chi canta, prega due volte. La musica è il mio modo di pregare e mi salva ogni volta che la faccio.
Perché ha scelto un titolo parzialmente in spagnolo? C’è un legame particolare con quella cultura?
Io sono molto legata alla tradizione latinoamericana, soprattutto a quella della Repubblica Dominicana. Amo da sempre quella cultura, anche perché nel 1999 ho vissuto per un periodo in Argentina, e ho visto in prima persona tutte le loro tradizioni. Ho acquisito tantissima stima rispetto a come conducono la vita quotidiana: riescono a godersi un po’ di più alcuni momenti della giornata, un po’ come Napoli. L’ora di pranzo è per loro un momento in cui la gente si ritrova con la famiglia e si riposa.

C’è inoltre questo continuo ballare: la gente che aspetta il bus tiene il tempo sulla salsa o sul paso doble. Ci sono situazioni che sono sempre di festa ed è così che loro affrontano i problemi di tutti i giorni. In questo mi ritrovo tantissimo; da sempre ascolto la musica latinoamericana. Se devo invece paragonarla a quella italiana, vince senza ombra di dubbio la nostra musica, ma solo quella vecchia. Questa qui di ora – trap o rap – non mi appartiene. Io sono figlia di Baglioni.
Qual è il ritmo che batte più forte in lei oggi, quello frenetico di una gara o quello armonioso di una canzone?
Ho due personalità che si dedicano all’una e all’altra cosa. Quello che però eccita – e spaventa – è senza dubbio lo sport. Lo scorso sabato ho vinto gli Italiani di canottaggio: le sensazioni che si hanno prima di una gara, dopo aver vissuto giorni di allenamento con una squadra intera, sono uniche.
Futuri progetti?
Stiamo preparando un nuovo brano per il Sud America, perché ce l’hanno richiesto, e proprio lì ci sarà un tour di tv e radio che si svilupperà il prossimo anno. Ci saranno anche nuovi progetti sportivi: stiamo lavorando per Los Angeles con il canottaggio e con la scherma. C’è inoltre l’Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile che, in quanto dirigente, mi assorbe moltissimo tempo. Siamo sempre nelle scuole e, con l’Accademia dei Campioni di Vita, lavoriamo affinché lo sport non sia soltanto un’azione motoria ma un insegnamento reale.
A proposito di bullismo, come si sta muovendo la società in questi ultimi anni?
Non stiamo ancora capendo molto, perché i genitori non danno realmente peso alla situazione. Molti di loro dicono: “Mio figlio non lo farà mai, non ha nessun problema“. Questo è un errore enorme di presunzione, perché i genitori non hanno sempre questo sesto senso al quale possiamo appigliarci. Bisogna arrivarci diversamente, osservarli mentre giocano o quando sono soli, sapere a cosa si dedicano.