Armi all’Ucraina, la Camera approva: i 3 vannacciani votano la fiducia ma bocciano il testo del governo

Roma – Chi sperava che il generale Vannacci facesse un regalo a Giorgia Meloni togliendo il disturbo è rimasto deluso. I tre deputati confluiti nella sua formazione — Ziello, Sasso e Pozzolo — hanno votato contro il decreto armi all’Ucraina, ma si sono guardati bene dal negare la fiducia al governo, incassata con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Il provvedimento poi è passato, come prevedibile, con numeri più ampi: 229 favorevoli e 40 contrari. «Siamo un partito di destra e sappiamo benissimo dove stare», se la ride il generale. Il suo partito, Futuro Nazionale (marchio da cambiare per ragioni legali), ha tutte le intenzioni di restare ancorato alla maggioranza. La strategia è chiara: «La destra al governo è slavata, noi – che vogliamo essere uno squillo di tromba – puntiamo al dialogo», dice Roberto Vannacci. Che intanto tiene i canali aperti anche con la destra extraparlamentare, indicando Forza Nuova e CasaPound come potenziali interlocutori. Nel frattempo, lavora all’intesa con Mario Adinolfi per sfruttare l’emblema del Popolo della Famiglia, passaggio chiave per formalizzare la componente nel Misto.

Dl Ucraina: sì della Camera alla fiducia con l’ok anche dei ‘vannacciani’

Un manifesto per il reclutamento di soldati a Kiev
A pedestrian walks past a Ukrainian Army recruiting billboard in the centre of Kyiv on February 7, 2026, amid the Russian invasion of Ukraine. (Photo by Sergei SUPINSKY / AFP)

Il graduato sa bene che negare la fiducia avrebbe significato bruciarsi ogni carta politica ed elettorale. Ma per la coalizione, la sua formazione è e resterà una spina nel fianco. Un po’ perché le tendenze e le dichiarazioni dell’ex capo della Folgore, spesso imbarazzanti in patria e ancor più oltre confine, rischiano di macchiare l’immagine istituzionale della maggioranza. E poi perché bisognerebbe concedergli un certo numero di seggi. Stando all’ultimo sondaggio di YouTrend, la sua lista vale il 3,9%, consensi sottratti alla Lega (scesa al 6,2%). Metterlo alla porta è impossibile: quei voti potrebbero rivelarsi decisivi. Fratelli d’Italia e Forza Italia non chiudono ufficialmente gli spiragli, anche se il leader azzurro, Antonio Tajani, precisa: «È molto difficile per FI collaborare con loro». Sia ben chiaro, non è un veto: «La Lega avrà diritto all’ultima parola», scandisce.

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Persino nei sondaggi di FdI rivolti agli iscritti, la sigla del generale compare ormai tra le opzioni di voto. Chi soffre di più, naturalmente, è via Bellerio. Il Carroccio per ora erige un muro: quando prende la parola il vannacciano Ziello, il capogruppo leghista Riccardo Molinari abbandona l’aula, commentando velenoso: «Più che davanti al futurismo marinettiano, siamo davanti al trasformismo giolittiano».

I militari ucraini dell'unità speciale "Typhoon", un distaccamento specializzato in sistemi senza pilota all'interno della Guardia nazionale ucraina (NGU), riutilizzano vecchie munizioni di serie per utilizzarle con armi moderne
epa12703246 Ukrainian servicemen from the ‘Typhoon’ special purpose unit, a specialized unmanned systems detachment within the National Guard of Ukraine (NGU), repurpose older stock ammunition for use with modern weapons, including unmanned systems, in Kharkiv, northeastern Ukraine, 03 February 2026, amid the Russian invasion. EPA/SERGEY KOZLOV

La Lega non è solo il partito tradito, ma quello più esposto. Su temi cruciali come l’Ucraina, le posizioni di Salvini sono simili a quelle di Vannacci, ma il partito si è sempre adeguato per disciplina di coalizione. Il fatto che ora ci sia qualcuno, nello stesso campo, che “disobbedisce”, rischia di costare caro al Capitano in termini di consenso o di costringerlo a irrigidirsi, minando l’unità del centrodestra. Fatto sta che, per la prima volta, la maggioranza non ha votato compatta: si tratta di una micro-frattura, ma la paura che si allarghi è concreta. «È un grosso problema», ammettono gli stessi dirigenti leghisti.

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Al Senato, dove l’esame del decreto inizia il 24 febbraio, questo gioco di prestigio non riuscirebbe per via dei regolamenti diversi (come segnala Luigi Marattin, lì fiducia e voto finale coincidono). Ma a Palazzo Madama la questione non si pone: Vannacci non ha truppe. Il generale, intanto, prova a fare politica a tutto campo: a Montecitorio ha presentato tre ordini del giorno che strizzano l’occhio a Lega, M5s e Avs. Le opposizioni, però, respingono l’offerta al mittente. «Carta straccia», taglia corto Riccardo Ricciardi (M5s).

Decreto Ucraina, la Camera approva la fiducia con 207 sì e 119 no

Se la divisione a destra è una novità, per l’opposizione – che ironizza sull’«ingresso dei putiniani in maggioranza» («Forse con la Russia medierei meglio di Draghi», provoca Vannacci) – è ordinaria amministrazione. Tutti contro sulla fiducia, ma sul decreto si spaccano a metà: Pd, Iv, Azione e +Europa votano sì; contrari M5s e Avs. Ancor peggio è andata all’Europarlamento dove, sul prestito di 90 miliardi a Kiev, il centrosinistra si è diviso in tre (Pd favorevole, M5s contrario, Avs astenuta). Ma a Strasburgo anche il centrodestra è andato in ordine sparso: FI e FdI favorevoli, Lega e Vannacci contrari.

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Alla Camera non era solo il voto ad essere sotto osservazione. La Lega, solitamente incline a disertare l’aula per mandare segnali, ieri era presente in forze (appena 6 assenti), risultando il gruppo più disciplinato insieme a FdI. Merito della scelta del ministro della Difesa, Guido Crosetto, di porre la fiducia per blindare il testo, ma merito soprattutto della mina vagante Vannacci: di fronte al rischio di sgretolamento, il centrodestra non può far altro che serrare le file.