Roma, 3 gennaio 2026 – Se esistesse un premio per aver sconvolto definitivamente un ordine internazionale che andava avanti da decenni, quello Donald Trump lo vincerebbe subito, senza temere altri concorrenti. Dopo quello che ha fatto in Venezuela, per non citare gli insuccessi in Ucraina e a Gaza, il Nobel per la Pace è giusto che non lo nomini più.
Il presidente americano, con un attacco che sembra ben più di una prova di forza, e il rapimento di un leader che, seppure autoritario e ingiustificabile nei suoi metodi di gestione del potere, era comunque a capo di uno Stato sovrano, vuole lanciare un messaggio a più destinatari.
Forti esplosioni nella capitale venezuelana Caracas
Il messaggio di Trump alle superpotenze
Alle Nazioni Unite, facendo loro capire che ormai non contano più nulla. Alle altre super potenze, per comunicare che, anche se gli Stati Uniti si stanno ritirando da alcuni scenari geopolitici, ci sono ‘giardini di casa’ dai quali gli altri devono stare più lontani possibile. E fra chi non deve osare avvicinarsi ci sono in testa la Russia, ma soprattutto la Cina, che, però, nei decenni scorsi, ha ampliato la sua presenza in Sudamerica in modo irreversibile. Infine, ci sono le altre nazioni, perché capiscano definitivamente che l’epoca del multilateralismo è tramontata e che adesso vige la legge del più forte.

Il disinteresse per il diritto internazionale
Si tratta di un atteggiamento sbagliato, che denota un disinteresse totale per il diritto internazionale, dove la difesa della democrazia viene utilizzata come pretesto per affermare la propria forza. E si tratta di un atteggiamento molto pericoloso. Se passa il concetto che ogni Paese può attaccare uno stato sovrano per reclamare parte dei suoi territori in base a ricostruzioni storiche fantasiose o abbattere un regime autoritario che vessa i suoi cittadini per mantenere la sua sfera di sicurezza, allora il risultato può essere solo la moltiplicazione dei conflitti.

Senza l’Onu si rischia la moltiplicazione dei conflitti
Il tutto, senza un’organizzazione terza come le Nazioni Unite che li possano regolare. Al contrario, la loro risoluzione diventerà selettiva, in base a quanto le singole dispute interessino a un ristretto numero di attori sulla scena internazionale. Oggi alcuni stapperanno una bottiglia, perché Maduro era uno dei dittatori più feroci in circolazione. Ma lo sono anche Putin, Xi, Erdogan e tanti altri, ai quali Trump si guarda bene dal torcere un solo capello. E, cosa più grave, rischiano anche i Paesi democratici. Abbiamo già sotto gli occhi quello che è successo in Ucraina, ma rischia di non rimanere la sola.

La mire cinesi su Taiwan e l’incognita Groenlandia
Il pensiero va inevitabilmente a Taiwan, sulla cui testa pesa l’interesse della Cina, alla Groenlandia, più volte ‘reclamata’ dagli Stati Uniti e tutte quelle aree di confine sulle quali si concentrano le attenzioni dell’arrogante di turno. Trump vuole mostrare a tutti che l’uso della forza che può mettere in campo Wasghington è tale da mettere a tacere tutti gli altri. Non ha fatto però i conti con le superpotenze che si stanno riarmando e con un mondo che lui per primo ha reso più nervoso e meno sicuro.