Bignami (FdI): “Ma quale crisi, il No ci ha reso più forti. Nel nostro elettorato stava passando l’idea che vincere fosse scontato”

Roma – Né rimpasto di governo né elezioni anticipate: parla il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami.

Com’è il clima nel governo e nella maggioranza dopo l’esito del referendum?

“Il governo è in salute e continua a lavorare, cosi come la maggioranza: anche i sondaggi di questi giorni dimostrano che non c’è stato alcun sorpasso, in cui a sinistra pure speravano. Anzi, secondo me tutto questo ci aiuterà”.

Ora è chiaro che solo votando si può evitare di avere al Governo la Schlein che mette la patrimoniale

In che senso?

“Perché nell’elettorato di centrodestra, dopo tante vittorie, stava passando l’idea che il risultato fosse scontato. Invece ora è chiaro che solo votando e partecipando si può evitare di avere al Governo la Schlein che mette la patrimoniale, Conte che scassa di nuovo i conti pubblici o Avs che apre ai clandestini e tutti insieme che vogliono dare la cittadinanza rapida ai migranti. Queste sono cose che gli italiani non condividono. Con il referendum è stato detto un no a una riforma, ma non un si a qualcosa. Da parte delle opposizioni non c’è una proposta condivisa su energia, politica estera, sicurezza, su nulla. Sono solo uniti contro Giorgia Meloni”.

Governo, nessun rimpasto. Verrà solo sostituita Santanchè. Al suo posto Urso o Caramanna

Galeazzo Bignami, 50 anni, bolognese, è capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia
Arezzo 18-03-2026 Galeazzo Bignami alla Borsa merci “Il referendum riguarda tutti noi” Nella Foto: Galeazzo Bignami

Ma il rimpasto di governo si farà o no?

“Io non ho sentito parlare dentro la maggioranza di rimpasto o elezioni anticipate. Il governo prosegue, seguendo il programma che gli italiani hanno scelto. C’è chi cerca di estendere il risultato sul referendum all’esecutivo per negare uno degli elementi oggettivi e caratterizzanti di questo governo, ovvero la stabilità. È una narrazione strumentale indotta dai nostri avversari”.

Però è innegabile che il referendum abbia avuto una ripercussione sull’esecutivo, ci sono state le dimissioni di Santanchè, Delmastro, Bartolozzi…

“Vicende individuali che avrebbero avuto lo stesso esito. Delmastro e Bartolozzi hanno ritenuto personalmente di presentare le dimissioni. Santanchè è un tema che viene da lontano: io stesso dissi che se avesse dovuto affrontare il giudizio avrebbe fatto bene a farlo con serenità. Il referendum è una cosa diversa dal destino del governo, lo abbiamo detto in tutta la campagna referendaria e lo dice la storia della Repubblica. Il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari approvato dal 70% degli italiani, ad esempio, fu voluto dai grillini che poi alle elezioni hanno preso intorno al 15%, oppure guardiamo al referendum storico, quello sul divorzio approvato dal 60% di elettori, poi alle Politiche vinse la Dc che era contraria”.

Da sinistra: Giusi Bartolozzi, Andrea Delmastro, Daniela Santanchè e Maurizio Gasparri

Perché cambiare la legge elettorale? Le opposizioni non sembrano intenzionate a dialogare.

“Non è una legge per il centrodestra o per Meloni. Quanto alle opposizioni delle due l’una: o hanno ragione quando si appropriano dei voti del referendum, e allora dovrebbero votare questa proposta perché consente a chi prende un voto in più di governare; o in realtà sanno che i No del referendum non sono esclusivamente loro e quindi sperano ancora nel pareggio, cioè nella palude a cui ci condannerebbe l’attuale sistema. E per noi la palude è l’ipotesi peggiore. Chi vince deve governare, chi perde, stia all’opposizione”.

Siete pronti a farla a maggioranza la legge elettorale?

“Preferisco considerare l’ipotesi di un coinvolgimento delle opposizioni”.

Vannacci e il suo movimento sono una spina nel fianco per la destra?

“Non mi pare”.

Chiudiamo con il referendum: c’è un messaggio o un insegnamento che avete tratto?

“Abbiamo fatto tutta la campagna referendaria parlando del merito della riforma, mentre le opposizioni hanno subito puntato allo scontro. Dovevamo capirlo prima”.