Roma, 28 dicembre 2025 – Icona del cinema sì, ma anche paladina degli animali. Brigitte Bardot (morta oggi a 91 anni) a Saint-Tropez, nella sua villa La Madrague – donata poi alla sua Fondazione – ha trovato rifugio e scopo. Tra cani, gatti, maiali, cavalli e capre, da allora ha vissuto appartata, vestita sempre di nero, capelli raccolti in uno chignon grigio, le rughe come medaglie di guerra. E guerra, la sua, lo è stata davvero. Nel 1977 la sua immagine apparve accanto a quella dei cuccioli di foca destinati alla macellazione in Canada. Quel gesto sollevò un’ondata globale di indignazione e portò, dopo anni di battaglie, alla proibizione della caccia ai cuccioli. Nel 1986 nasce la Fondazione Brigitte Bardot per il Benessere e la Protezione degli Animali, finanziata con la vendita all’asta dei suoi beni personali: gioielli, opere d’arte, persino la sua villa. Una rinuncia definitiva al mondo che aveva dominato, per gettarsi anima e corpo in quello degli invisibili.
Oggi la Fondazione conta oltre 200 dipendenti e 600 delegati sul territorio, è riconosciuta dallo Stato francese e vanta tra i suoi membri onorari persino il Dalai Lama. Eppure, per decenni Bardot è stata derisa, ignorata, attaccata. “All’inizio mi ridicolizzavano – ha detto – ma non mi sono mai arresa. Sì, mi sento una pioniera“. Le sue battaglie sono numerose: contro la corrida, contro i mattatoi industriali, contro la Festa del cane di Barjols, che definiva “una pagliacciata disgustosa”. E non ha risparmiato parole dure nemmeno alla società dei consumi, al disinteresse generalizzato verso la sofferenza animale, alla distruzione dell’ambiente da parte dell’uomo. La sua è stata una voce scomoda, spesso tagliente, sempre passionale. Ha criticato governi, abitudini, culture, attirandosi nemici e critiche, ma mai scendendo a compromessi. “Ho dato la mia bellezza agli uomini. Ora do la mia saggezza agli animali”. È una frase che riassume tutto. Il senso della metamorfosi. Il passaggio da sex symbol a simbolo etico. Brigitte Bardot ha restituito senso alla parola “fama”, rendendola servizio. Ha sfidato un mondo costruito sull’ego scegliendo la compassione come bussola.
Oggi, mentre le nuove generazioni si mobilitano per il pianeta, Bardot vedeva in attivisti come Greta Thunberg e nei vegani militanti dei nuovi alleati. Apprezzava il lavoro delle associazioni come L214, che con video scioccanti dai macelli risvegliano le coscienze. “Il disinteresse verso gli animali è la vergogna della nostra società, la prova della sua disumanità”, affermava senza mezzi termini. Brigitte Bardot non era solo un’attrice del passato, non era solo una figura da copertina sbiadita dal tempo. Era una combattente. Una donna che ha scelto di essere scomoda. Che ha detto no agli applausi e sì alle grida silenziose della sofferenza animale. Che ha preferito il fango dei recinti al tappeto rosso. “Il mondo mi ha guardata. Ora spero che ascolti gli animali che io ho scelto di ascoltare”, ripeteva Brigitte Bardot.