Canzonissima, troppo parlato e poco cantato: il format zoppica

C’era attesa per il ritorno di Canzonissima su Rai 1, uno dei titoli più carichi di storia della televisione italiana. Sessant’anni di memoria collettiva, nomi leggendari alla conduzione, un patrimonio musicale che da solo basterebbe a riempire serate intere. Eppure la prima puntata del nuovo show affidato a Milly Carlucci ha lasciato il senso di un’occasione sprecata, di un programma che parla tanto — anche troppo — e canta troppo poco.

Canzonissima, il ritorno

Indipendentemente dalla conduttrice, che fa il suo mestiere, il problema è nel disegno stesso del format: ogni esibizione viene anticipata, introdotta, commentata, inquadrata, spiegata e poi ancora discussa a caldo, in un meccanismo che trasforma la canzone in pretesto piuttosto che in protagonista. Gli ospiti si succedono sul palco non solo per cantare ma per raccontare, per dialogare, per restituire aneddoti e retroscena.

Il risultato è uno show estremamente parlato, in cui la musica finisce per arrivare dopo una lunga anticamera di chiacchiere.

Un ritmo che non decolla

Uno dei mali strutturali di Canzonissima nella sua versione 2026 è il ritmo, o meglio la sua assenza. Lo show si trascina in modo irregolare, con picchi di interesse legati alle esibizioni dei cantanti e poi lunghe distese di conversazione che abbassano la tensione e diluiscono l’attenzione dello spettatore. È un andamento che ricorda certi varietà degli anni Novanta, ma senza la leggerezza e l’ironia che quei programmi sapevano mantenere anche nei momenti più distesi.

Sembra quasi che la necessità sia quella di dare spazio a tutti gli ospiti e che siano questi il vero valore aggiunto della produzione, e non la canzone e nemmeno le interpretazioni. Alcune delle quali per altro nemmeno troppo convincenti.

La questione ospiti dunque è centrale. Sono tanti, tutti vogliono dire la loro, tutti hanno uno spazio di parola che il format a volte sembra non riuscire a contenere. Ne deriva una serata affollata, in cui nessuno emerge davvero e in cui la stessa Carlucci finisce per dirigere il traffico senza che si crei mai una vera logica narrativa. Uno show che vuole celebrare la canzone italiana ma che paradossalmente non le lascia abbastanza respiro.

Canzonissima, il nodo della competizione che non c’è

C’è poi una questione che pesa più di quanto possa sembrare. Già in conferenza stampa Milly Carlucci aveva precisato che Canzonissima non è una gara, che non ci sono concorrenti in senso stretto e che non esiste una classifica finale. Una scelta che può anche avere una sua logica culturale — la canzone come patrimonio da valorizzare, non da mettere in competizione — ma che televisivamente si rivela un’arma a doppio taglio.

Il problema è che senza la struttura della gara, lo show perde uno dei motori narrativi fondamentali del racconto televisivo: che è la posta in gioco. Lo spettatore non ha un motivo drammaturgico per restare incollato allo schermo fino alla fine. Non c’è un verdetto da aspettare, non c’è un momento di svolta che cambia le carte in tavola. C’è solo una successione di esibizioni, più o meno riuscite, incorniciate da una quantità eccessiva di parole.

Canzonissima Milly Carlucci
Canzonissima, riportata nella programmazione del sabato sera da Milly Carlucci – Credits RAI (YVBlog.it)

I numeri della prima puntata

Gli ascolti della serata di debutto raccontano una storia parzialmente diversa da quella che il dato grezzo potrebbe suggerire. La presentazione di Canzonissima, andata in onda dalle 21.25 alle 22.14, ha raccolto 3.900.000 spettatori con il 22% di share: un numero che fotografa la curiosità del pubblico per un titolo storico che tornava dopo decenni. Ma quando lo show è entrato nel vivo, protraendosi fino all’1.14 di notte, gli spettatori si sono fermati a 2.582.000 con il 22,5% di share.

Dall’altra parte, Amici di Maria De Filippi ha chiuso con 3.295.000 spettatori al 23,8%. La De Filippi ha vinto, anche se con un margine molto più ridotto rispetto all’anno precedente.

La concorrenza di Rai 1 ha chiaramente eroso una parte del pubblico tradizionalmente fedele al talent di Canale 5. Ma da una parte c’era un format stracollaudato che qualcuno ha persino considerato ormai datato e un po’ stanco. E dall’altra una corazzata che ha investito un sacco di soldi su un marchio storico di forza davvero significativo con un parco di artisti di prim’ordine: Elio, Irene Grandi, l’onnipresente Elettra Lamborghini, Fabrizio Moro (vincitore della prima serata), Enrico Ruggeri… tutti artisti che avrebbero meritato di cantare di più e di sentirsi parlare addosso di meno.

Un calo strutturale evidente

I numeri di Canzonissima meritano una lettura più attenta. Il calo tra l’anteprima e il programma vero e proprio — quasi un milione e quattrocentomila spettatori in meno — è un segnale preciso: il pubblico che si era sintonizzato per curiosità ha cominciato ad abbandonare non appena il format ha mostrato il suo volto più lento e verboso. Non è un crollo, ma è un avvertimento che il programma non può permettersi di ignorare.

Canzonissima il tavolo
Il tavolo degli opinionisti di Canzonissima 2026 – Credits RAI (YVBlog.it)

Una scommessa ancora aperta

Canzonissima ha alcune settimane davanti per correggere la rotta. Il materiale su cui lavora è straordinario — la canzone italiana del Novecento è un giacimento inesauribile di emozioni, storie, memorie — e la RAI ha tutti gli strumenti per fare di questo show qualcosa di davvero rilevante. Ma serve una scelta coraggiosa: tagliare la chiacchiera, ridurre gli ospiti, restituire alla musica lo spazio che merita.

Un varietà musicale vive o muore sulla qualità delle esibizioni e sulla capacità di tenere il pubblico in uno stato di attesa e di partecipazione emotiva. Finché Canzonissima resterà uno show in cui si parla di canzoni più di quanto le si canti, il rischio è che rimanga un’occasione mancata. Di peso storico indiscutibile, ma televisivamente incompiuta.