Caracas (Venezuela) – Delcy Rodriguez, 56 anni, si insedia lunedì 5 gennaio come presidente ad interim del Venezuela. Per quanto tempo lo sarà non si sa: la prima reazione del “viceré di Caracas” come l’ha definita il Washington Post, vale a dire Marco Rubio (che è di origine cubana), è che sia una nomina “illegittima”. E Donald Trump l’ha addirittura minacciata: “Faccia quello che è giusto sennò rischia di pagare un prezzo più alto di quello di Maduro”. Dando poi un buffetto perché in fondo “quello che c’è ora è sempre meglio di quello che c’era prima”.

Gli “sponsor” di Rodriguez: i ministri Vladimir Padrino Lopez e Diosdado Cabello
Accettando suo malgrado l’investitura, obbligata dal Tribunale Supremo di Giustizia di stampo chavista, Rodriguez – che è anche responsabile del dicastero per il petrolio – ha ripetuto davanti ai ministri che già facevano parte del governo precedente che “il Venezuela ha un solo e unico presidente e questo è Nicolas Maduro”.
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Accanto a lei nel tavolo dove siedono anche 12 militari che sono a capo di altrettanti dicasteri, la metà del gabinetto, i due suoi maggiori sostenitori: il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez dato in un primo momento per morto nell’attacco a Fuerte Tiuna; e, alla sua sinistra, il lato oscuro della forza: Diosdado Cabello, ministro degli Interni, con Chavez fin dall’insurrezione del 1992, grande manovratore e possibile candidato alle elezioni presidenziali, a Washington piacendo (per le autorità americane è lui il capo del narcocartello de los Soles e sulla sua testa pende una taglia da 25 milioni di dollari). “Le forze armate continueranno a difendere la libertà democratica – ha detto Padrino che è anche capo dell’esercito –: chiamo il popolo alla pace e all’ordine e a riprendere le sue attività economiche, lavorative ed educative. La patria deve rimettersi in cammino”.
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Mentre Cabello scendendo in strada con casco ed elmetto ha chiamato alla lotta e a fidarsi del governo attuale per gestire l’emergenza. Il bilancio dell’assalto notturno americano parla di almeno 40 morti fra civili e militari; arriva la conferma che la scorta di Maduro è stata annientata e soppressa dall’operazione speciale. Qualcuno nell’entourage ha ceduto alle pressioni della Cia e alla taglia da 50 milioni sul capo del presidente?
Manifestazioni nelle città del Venezuela tra fedeli al regime e sostenitori degli Stati Uniti
Intanto il Venezuela si è svegliato diviso e in trance. I negozi sono quasi tutti chiusi, a Caracas e in qualche altra città si sono svolte manifestazioni: davanti a Miraflores i fedeli al regime che hanno chiesto il rilascio di Maduro e la condanna internazionale degli Usa. Altrove si sono fatti sentire, ma soprattutto all’estero, gli oppositori liberali rimasti però interdetti dalle dichiarazioni di Trump sulla presunta fragilità politica della loro leader, Maria Corina Machado. Forse il tycoon è ancora arrabbiato perché la donna le ha strappato il premio Nobel per la Pace, fatto sta che secondo un sondaggio ufficioso Maria è la favorita dal novanta per cento degli anti chavisti per guidare un governo democratico dopo la transizione voluta da Trump.
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Machado, che aspetta di tornare nel “Venezuela liberato” come Edmundo Gonzalez Urrutia, che aveva vinto le elezioni presidenziali del 2024 stracciate da Maduro, ha divulgato un video col suo programma che si chiama “Terra di grazia” e dove elenca tutte le possibilità di ripresa del suo Paese. Sul petrolio, la vera ricchezza, una sua seguace, Yellinek Silvera Ramos, afferma: “Chi si permette di dire che gli Usa vengono solo per quello deve pensare che Maduro e gli amici corrotti se ne appropriavano e a noi toccava mangiare la spazzatura”.
L’Italia la speranza di riavere presto Alberto Trentini
Ma la prima battaglia sarà la libertà e i diritti civili. “Migliaia di venezuelani e anche tanti stranieri sono nelle carceri speciali – dice la rappresentante di Machado in Italia, Maria Claudia Lopez –, senza contare gli otto milioni di connazionali che sono dovuti scappare dall’arrivo di Chavez. Su di loro baseremo la nostra vittoria”. E l’Italia la speranza di riavere presto Alberto Trentini.